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SCUOLA/ Chi teme il "cortocircuito" della valutazione?

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Un problema sostanziale, a mio avviso, riguarda l’individuazione da parte delle singole scuole dei fattori specifici che sono in grado di incidere positivamente sugli apprendimenti dei loro studenti: la sinergia fra ricerche sugli esiti e ricerche sui processi, impostasi a partire dagli anni duemila, comporta che i processi vengano identificati secondo criteri di efficacia rispetto agli esiti. È cioè importante concentrare i piani di miglioramento su processi che abbiano una sicura ricaduta sugli esiti (giacché il nostro problema attuale è generare risorse umane qualificate, in grado di incidere positivamente sulla ripresa economica). Chi però sa dire in modo certo quali “punti di debolezza” delle singole scuole vanno migliorati? Sono certo opportuni piani di miglioramento, ma quanto questo “funzionerà” si vedrà solo a distanza di anni, tenendo conto che anche il sistema ha le sue responsabilità. 

Gli studi internazionali hanno messo in luce che, mentre i processi localizzati nelle scuole sono difficilmente intrecciabili con gli esiti, incidono sicuramente elementi “di sistema” come per esempio il grado di autonomia delle scuole (per questo il fattore è monitorato dal progetto Ocse Talis - Teaching And Learning International Survey, pag 37). Dopo i risultati disastrosi di Pisa 2000 la Germania spinse sull’acceleratore dell’analisi degli indicatori Pisa proprio per decidere su quali progetti sperimentali investire, e investì in autonomia. Sarebbe interessante conoscere quanto tali studi vengono tenuti in considerazione nelle politiche italiane.

Intanto però la realizzazione di piani di miglioramento di scuola diventa fattore di valutazione del dirigente, chiamato dal superiore gerarchico regionale a programmare alcuni obiettivi e a raggiungerli. Come questo nesso fra aspetti contrattuali e vita scolastica possa avvenire virtuosamente non so dire: la vita di una scuola come organismo di relazioni umane è cosa assai delicata, in cui l’impegno del dirigente a bene operare ha un valore molto alto (ma qui c’è in gioco anche lo stipendio). 

Oltre tutto la mole dei dati aumenta: oltre a quelli provenienti dalle misurazioni Invalsi, le scuole avranno presto a disposizione il nuovo Fascicolo “Scuola in chiaro” (da non confondere con il sito “Scuola in chiaro” – ah, se ci fosse il garante-dei-nomi-di-progetto a fare da filtro!): il merito del Fascicolo è quello di mettere insieme in un formato comune diverse banche-dati, in modo da rendere disponibile tutto quanto viene raccolto da enti diversi sulla vita di una istituzione scolastica (per esempio le competenze professionali degli insegnanti che provengono dall’anagrafe professionale). Rispetto alla mancanza di dati quantitativi fruibili di anni fa, si tratta di uno sforzo notevole, anche per la definizione di benchmark comuni. Mi veniva in mente un paragone: non ci sarebbe stata la grande storiografia tedesca dell’Ottocento senza lo sforzo immane della pubblicazione, a partire dal 1826, dei Monumenta Germaniae Historica, volumi che nella biblioteca dell’Università Cattolica – ricordo − occupano un’intera parete. La pubblicazione delle fonti fu seguita da una stagione critica intensa, che rese feconda l’erudizione filologica.



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