BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Chi teme il "cortocircuito" della valutazione?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Mi trovo impegnata in questi giorni come relatore in conferenze regionali di servizio per dirigenti (“Valutazione e autovalutazione delle istituzioni scolastiche”) promosse dal Miur, e sono stata colpita dalla mole di tutti questi dati. Vedo però che a tutti quelli che vengono coinvolti nei seminari (in teoria tutti i dirigenti scolastici d’Italia) è chiaro che l’interpretazione dei dati richiede criteri adeguati, e che un approccio critico adeguata a questo lavoro non si improvvisa. Il contesto, si dice, è il criterio guida perché ogni scuola dia le spiegazioni più motivate dei suoi esiti; la “narrazione” sembra però la versione moderna dell’autovalutazione pre-Invalsi, se è sganciata da punti di riferimento oggettivi. Ecco perché è fondamentale la lettura competente e l’interpretazione “validata” dei vari dati e della loro relazione con gli esiti. Come il professor Checchi sono convinta che ci voglia una certa cautela: l’immissione di informazioni se diventa ipertrofica non favorisce la distanza critica, le associazioni frettolose fra dati e spiegazioni possono portare fuori strada, le soluzioni a buon mercato sono sempre peggiori dei ragionamenti di lungo periodo. Ecco perché accanto all’autovalutazione interna ci vogliono anche buone ricerche scientifiche da parte di chi questo servizio dovrebbe offrire alla società, cioè l’università (come furono in Germania gli studi di Ludwig Woessman dopo i primi risultati delle rilevazioni Ocse).

Quanto ai dati Invalsi, essi ci parlano di alcuni apprendimenti degli studenti, e solo indirettamente vengono messi in relazione a processi a livello di scuola. In un punto la relazione è più visibile, ed è l’orientamento delle prove al raggiungimento di competenze trasversali: non basta che i nostri studenti si impadroniscano di automatismi, conoscenze statiche, algoritmi: è richiesto, per “sapere” veramente, che si metta in moto il ragionamento personale, la capacità di porre i problemi e di trovare soluzioni. Questo serve all’uscita dalla stagnazione:  chi ha voglia guardi il breve video di introduzione alla mostra Benzine: le energie della tua mente organizzata dalla Fondazione Golinelli (anche se condivido solo in parte l’ipotesi della mostra).

I risultati Invalsi mostrano con chiarezza che alcune competenze trasversali sono poco presidiate. I nostri studenti: a) fanno fatica a rispondere a domande aperte, specialmente se devono spiegare una procedura o fornire i criteri di una risposta; b) non mettono in atto strategie per utilizzare tutti gli impliciti sia nel problema di matematica (con conseguente errore nel problem posing) sia nella comprensione di un testo; c) non si rendono conto del senso globale dei testi (aspetti 5a e 6 del quadro di riferimento per la lettura), ma anche dello scopo di un problema (che non è “fare il calcolo”). 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >