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SCUOLA/ Chi teme il "cortocircuito" della valutazione?

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L’iniziativa di un gruppo di associazioni legate al mondo della scuola che auspicano la revisione della modalità censuaria delle misurazioni Invalsi ha ragioni comprensibili. Da un po’ di tempo a questa parte i risultati delle prove Invalsi stanno uscendo dai confini della “misurazione” e cominciano ad avere degli effetti pratici, benché a macchia di leopardo. Non sfugge agli osservatori che ad un certo punto si passa dalla raccolta dei dati al loro utilizzo, con conseguenze sulla “policy”, tali cioè da incidere sul sistema, e ciò richiede molta attenzione perché la cura non generi effetti indesiderati.

Un nuovo uso dei dati Invalsi è previsto fra i criteri perché una istituzione scolastica possa essere accreditata per lo svolgimento del TFA (presumibilmente quindi una “buona” scuola): è richiesto necessariamente che essa si collochi almeno entro la media regionale dei dati Invalsi (DM 93 30.11.2012 Allegato A art. 1 c ). Questi valori medi risentono però del fattore Escs, cioè del contesto socioculturale, e non sono ancora dati di valore aggiunto che misurano l’efficacia della scuola, come ci ricorda il prof. Checchi: non parteciperebbero scuole che operano benissimo in territori difficili contrastando arditamente un livello culturale basso. la restituzione alle scuole da Invalsi del dato medio in paragone con un campione di 200 classi/scuole con medesimo background socio-culturale serve in parte a ridurne l’effetto; ma per la identificazione delle scuole da accreditare tale dato non pare essere considerato. Che cosa succede poi se una scuola non ha ricevuto i dati di alcune classi, escluse a causa di un alto tasso di propensione al cheating (comportamenti “opportunistici”)? Non sono pochi i casi di cheating “falsi positivi”: gli studenti non si diversificano per abilità e non si collocano in modo standard sulla gaussiana, ma non perché hanno copiato o è stato loro suggerito, bensì perché sono tutti piuttosto bravi. Mi risulta che ciò sia accaduto al Liceo Quadri di Vicenza, dove i risultati di classe non sono arrivati per questo motivo; paradossalmente il liceo Quadri di Vicenza non è adatto a ospitare tirocinanti per il TFA perché i suoi risultati medi sono... troppo alti. Qui è necessario qualche aggiustamento.

Sulla scorta del progetto sperimentale Vales (cfr. sito Invalsi) si comincia a parlare di “piani di miglioramento”, che hanno come obiettivo finale migliori esiti di apprendimento attraverso il controllo di una serie di processi. Il progetto è sperimentale, ma il suo influsso comincia a sentirsi anche oltre le scuole coinvolte (300 finanziate + 300 volontarie). A “valutare” le scuole non sarà l’Invalsi, che ha solo messo a disposizione un’ampia batteria di indicatori studiati a livello internazionale, ma le scuole stesse, attraverso protocolli e procedure comuni e comparabili, anche con l’aiuto di esperti esterni.



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