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SCUOLA/ Cosa vuol dire educare in tempi di grillismo dilagante?

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Beppe Grillo (InfoPhoto)  Beppe Grillo (InfoPhoto)

In che modo lo tsunami che ha investito il sistema politico nazionale si rovescerà sulla scuola? È forse già possibile dedurlo da segnali di un pensiero trasversale che si va diffondendo e che probabilmente si andrà infittendo e consolidando, composto com’è da vari fattori. 

Anzitutto l’etica della legalità che attraversa il programma grillino e che già è diventato un disegno di legge presentato all’Assemblea Regionale Siciliana (una sorta di laboratorio politico che molti vedono come base di un progetto nazionale). Il Ddl s’intitola “Educazione allo sviluppo della coscienza democratica contro le mafie e i poteri occulti” e prevede due ore settimanali di lezioni didattiche e laboratori dinamici (incontri con magistrati e giornalisti, nonché visite ai luoghi simbolo della lotta a Cosa Nostra) finanziati con i proventi ottenuti dai beni confiscati alla mafia, sull’onda di quanto già propone l’associazione Libera. L’insegnamento della Costituzione, in chiave di introduzione alle regole di cittadinanza attiva, non è nuovo, per la verità, al panorama della politica scolastica contemporanea, ma probabilmente si arricchirà di richiami ad una opposizione alla corruzione politica e mafiosa che nelle intenzioni dei governanti preludono ad una educazione concepita come attivazione di pratiche di comportamento legalitario. 

Un secondo argomento che sta molto a cuore ai grillini e ad un fronte composito di forze politiche vecchie e nuove (qui c’è veramente una notevole concordanza di “amorosi sensi”) è il processo di digitalizzazione della scuola che nell’intenzione dei proponenti, non esclusi gli ultimi ministri dell’Istruzione, prevede l’abolizione graduale dei libri stampati e la loro sostituzione con i materiali digitali scaricabili gratuitamente da internet, con conseguente e collegato accesso libero alla rete da parte delle scuole e degli studenti. La proposta, in sé allettante anche perché il mondo si è spostato sul web, ha delle forti ricadute sull’origine della cultura e della formazione che non dovrebbero essere sottovalutate, perché nemmeno internet è una fonte neutra di informazione e deve prevedere comunque l’esistenza di un soggetto che filtra e compone da protagonista il quadro finale di una serie di dati cui attingere, anziché esserne oggetto passivo. 

La terza questione cui vale la pena di accennare perché esploderà, come sono esplose determinate rivendicazioni sull’uso delle risorse economiche e naturali di cui una nazione può usufruire, è la ragion d’essere della scuola stessa, che ormai un’ottica dominante si ostina erroneamente a definire “pubblica” mettendola in opposizione alla cosiddetta “privatizzazione” della scuola di cui si sarebbe macchiato un recente passato (in realtà nulla di tutto questo s’è visto, ma tant’è). Nell’accezione più ovvia, “pubblico” è un oggetto di tutti e fruibile a tutti. A questo livello, Costituzione alla mano, si scontrano tre concezioni della scuola: 1) pubblica è la scuola statale; 2) pubblica è sia la scuola statale che la non statale/paritaria; 3) pubblica è la scuola di chi la fa, basta che sia un servizio di qualità e alla portata delle tasche dei cittadini. 



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COMMENTI
28/02/2013 - Ancora con la fola di Cittadinanza e Costituzione (Franco Labella)

Finirà che bisognerà riconoscere qualche merito a Grilo e M5S e lo dice uno che non li ha votati. Leggere nell'articolo di Foschi ancora una volta la fola di "Cittadinanza e Costituzione" come di una disciplina esistente e che viene trattata nelle scuole è veramente irritante. Sfido Foschi a segnalare anche solo 20 scuole lombarde dove C&C, laddove non ci sia l'insegnamento del Diritto, viene regolarmente svolta. Quando leggerò il dato cambierò opinione. Fino ad allora continuerà a ricordare la paginata sul Corriere di Ernesto Galli della Loggia che favoleggiava di un voto in pagella di C&C e ci ha pure costruito un ragionamento sullo Stato etico. Peccato che non avesse manco idea di scrivere a proposito del nulla. E se Grillo riuscirà almeno in questo a strappare un velo di ipocrisia....finisce che alle prossime elezioni lo voterò anch'io nonostante aborra il suo populismo anche un po' ingnorante. Mi riferisco al fatto che, ancora una volta, è stato necessario scomodare i costituzionalisti per far capire un dato semplice: senza fiducia non c'è un Governo. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia. Ps: in Canton Ticino'è una situazione analoga alla nostra su C&C.ma leggete qui la differenza: http://profumodiscuola.com.unita.it/scuola/2013/02/17/svizzera-italia-1-0-bersani-e-vendola-battete-un-colpo/. E chiedo venia per il link esterno.....

 
28/02/2013 - UNA SFIDA INTERESSANTE (Gianni MEREGHETTI)

Una sfida interessante, una sfida che va alle radici di un compito sempre più urgente e che ha in Benedetto XVI il segno più appassionante. Ce lo insegna lui che cosa voglia dire educare oggi, con la testimonianza che ci dà della sua risposta al reale, alle sue urgenze, alle sue domande. E mentre tutti ondeggiano tra chi vuole sradicare ogni certezza e chi la vuole imporre, rimane una e una sola certezza, quella di chi segue nella vita la shock dell'impatto con l'umano. Questo è l'inizio e la prospettiva dell'educazione, partire dal sussulto che si avverte nell'impatto con il reale, comunicare questa semplice sequela a ciò che urge nella vita, stare nel solco affascinante dell'umano. C'è solo da seguire la ricchezza che portiamo, la profonda commozione che imprime una nuova e mai spenta giovinezza. Non c'è nulla da condannare, nulla da esaltare, c'è solo da essere leali con la propria umanità, impegnati con tutto quello che urge nella vita. E' sempre più affascinante il compito dell'educazione, sempre più incalzante dentro queste apparenti svolte epocali.