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SCUOLA/ Barbati (Cun): serve un colpo di spugna sulla legge Gelmini o sarà il collasso

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Qui più che la mia opinione, dicono i numeri, ancora una volta. E questi numeri raccontano di un diritto che conosce garanzie minori di quanto avvenga in molti altri Paesi. Certo, su questo esistono competenze forti delle Regioni che devono essere sostenute in questi loro interventi. Ma è anche vero che gli ultimi provvedimenti paiono riempire il diritto allo studio di contenuti che possono apparire sin eccessivi, non per quantità ma per tipologie di azioni. L’importante è e sarebbe garantire, appunto, il livello essenziale ma garantirlo «sul serio».

Cosa significa?
Meno indicazioni-manifesto e più effettività, per adempiere il dettato costituzionale che eleva a diritto la possibilità dei «capaci e meritevoli», anche se privi di mezzi, di «raggiungere i gradi più elevati degli studi». Ripartiamo dalla Costituzione, in sostanza.

Come commenta l’andamento del Ffo così come presentato dal Cun?
La riduzione delle risorse destinate al sistema universitario altro non è che l’espressione contabile di quel limitato interesse per la formazione universitaria che si manifesta anche negli altri dati richiamati. Sino a che la questione universitaria continuerà a essere percepita come questione di settore, voce di spesa da  equilibrare con altre, esse sì di settore, non si potrà che essere esposti alla diversa capacità dei vari ministri di trattare con chi detiene «i cordoni della borsa», per spuntare qualche cosa in più e quel qualche cosa in più rischia di essere sempre con il segno meno. È quella mancata attrazione dell’Alta formazione nell’ambito delle politiche pubbliche generali di cui dicevo, verso la quale orienta l’Unione europea e molti Paesi si stanno muovendo. Il sistema universitario  non deve essere più percepito come assorbitore di risorse pubbliche, che non ci sono o  sono insufficienti, ma come risorsa sulla quale investire per la sua capacità di generare risorse.

Tra le criticità del sistema, il Cun accusa «riforme di vasta portata la cui attuazione si è risolta in un’iper-regolazione di difficile leggibilità». Di che cosa stiamo parlando?
Stiamo parlando di un ordinamento in deroga ai principi della semplificazione. L’attuazione della legge 240 si è risolta in una congerie di atti normativi, quasi soffocante, scritti in un linguaggio che non sembra informarsi ai canoni della buona normazione e che riporta a un passato che dagli anni 90 si voleva diverso. Si è dimenticata l’importanza della «qualità della regolazione» per lo sviluppo di qualsiasi sistema, come richiedono le sedi internazionali a partire dall’Ocse...

Cosa non funziona, in pratica?
Molte di queste prescrizioni introducono soluzioni del tutto nuove, create da pochi a tavolino, nel chiuso di qualche stanza ministeriale, senza precedenti applicativi, in Italia o altrove, capaci di documentarne il rendimento. L’esempio principe è offerto dai nuovi meccanismi di valutazione: sperimentazioni allo stato puro, ad applicazione e con effetti immediati, ma sperimentare sulla ricerca e sul sapere può essere molto pericoloso. Può condurre a esiti nefasti, per rimediare ai quali possono occorrere anni.

Alcune cose da fare senza indugio da parte del prossimo governo?



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COMMENTI
05/02/2013 - (Enrico Gori)

"Si racconta che Cornelia, rimasta vedova ancora giovane nel 154 a.C., avesse rifiutato di sposare il re d'Egitto, Tolomeo VIII Evergete, per consacrarsi all'educazione dei figli che seguì perfino nella carriera politica. Si dice che rispose, a una matrona che ostentava le sue pietre preziose, «haec ornamenta mea» - ecco i miei gioielli - mostrando i suoi figli Tiberio e Gaio. Fece parte della famiglia che maggiormente contribuì a diffondere la cultura ellenistica a Roma". Questo per dire che l'unica via d'uscita per il nostro paese è riportare l'educazione dei giovani al centro del problema dello sviluppo etico ed economico del paese. Ma ciò può avvenire solo con un accordo politico almeno ventennale su un chiaro progetto di rifondazione generale dell'istruzione, con cambiamenti radicali nel modo di intendere il valore della conoscenza.