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UNIVERSITA'/ Un nuovo modello di finanziamento per battere il centralismo

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Le cifre snocciolate dal meritevole rapporto Cun (Consiglio universitario nazionale) sul sistema universitario italiano sono certamente preoccupanti: calo dei finanziamenti e del numero di immatricolati, riduzione del numero di docenti, nuovo aumento degli studenti fuoricorso, stagnazione del numero di dottorandi di ricerca, ecc. Un quadro a tinte fosche che non può che allarmare chi ha a cuore la formazione del capitale umano del Paese, e il contributo della ricerca e dell’innovazione al suo sviluppo socioeconomico. Eppure, il rapporto non s’interroga sulle cause profonde di tale situazione problematica, e sembra imputare tutta la responsabilità alle imposizioni burocratiche del ministero dell’Università, che hanno assorbito gli atenei in adempimenti talvolta inutili, impedendo loro di focalizzarsi sulle proprie missioni fondamentali: didattica e ricerca di qualità, e contributo allo sviluppo dei territori di riferimento (terza missione). Non si può, peraltro, non concordare con questa diagnosi (ancorché parziale), visto il modo assai centralistico con cui il ministero (qualunque colore politico o tecnico lo abbia governato) si è rapportato alle università negli ultimi dieci anni. 

Tuttavia, c’è un altro modo di leggere i dati contenuti nel rapporto Cun: se è vero che negli ultimi tre/quattro anni le risorse sono diminuite, è altresì innegabile che, dall’inizio degli anni novanta fino ad almeno il 2009, il sistema universitario abbia goduto di risorse pubbliche crescenti e di miglioramenti in termini di numero di laureati, iscritti, ecc. Si osservi, ad esempio, proprio la figura sull’andamento del Fondo di Finanziamento Ordinario (Ffo) contenuta nel rapporto Cun: si evince che, tra il 1996 e il 2009, il Ffo è cresciuto del 66% in termini reali!

 

Fonte: Cun 2013

Fonte: Cun 2013

Eppure, il sistema di istruzione terziaria non è riuscito ad emergere dallo stato di crisi in cui si trovava e che ora pare, purtroppo, quasi irreversibile. Perché si è verificata incapacità di miglioramento?

La risposta a questo interrogativo è molto complicata, ma occorre ricercarla in ogni modo: solo dall’approfondimento del problema potranno derivare possibili soluzioni, nel prossimo futuro, per tentare di invertire la rotta.



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