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SCUOLA/ Rivoluzione civile (Ingroia): le priorità? Precari e scuole pubbliche

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Antonio Ingroia (InfoPhoto)  Antonio Ingroia (InfoPhoto)

La risposta del mondo della scuola nei confronti della legge che l’On. Aprea aveva presentato nel 2008 e che prevedeva, tra le altre cose, anche l’istituzione di un concorso di istituto (altro modo per indicare la gestione territoriale del reclutamento), rappresenta per Rivoluzione civile un indicatore importante rispetto al modo di affrontare questa questione. Condividiamo infatti la preoccupazione espressa da quanti temono che la chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici possa dar vita a deprecabili meccanismi clientelari cui peraltro, allo stato attuale delle cose, il nostro Paese non può ritenersi estraneo. Del resto ci sembra necessario dotare le nostre scuole di personale aggiuntivo per far fronte alle esigenze di ogni singola istituzione scolastica, ma siamo dell’avviso che questo obiettivo non sia necessariamente legato al reclutamento attraverso la chiamata diretta; anzi ci appare una forzatura la pretesa di svincolare la gestione degli organici dagli uffici scolastici regionali, ponendo fine alla prassi attualmente adottata.

La professione docente è valutabile? Perché e chi deve presiedere a questo compito? Alla valutazione deve o no corrispondere una diversa retribuzione? Ritiene che scatti e anzianità siano la sola strada possibile?
Innanzitutto ci teniamo a sottolineare che gli scatti di anzianità rappresentano un oggettivo criterio per il riconoscimento della professionalità che i docenti, indubbiamente, acquisiscono e affinano attraverso l’esperienza e pertanto andrebbero immediatamente ripristinati e mai messi in discussione. Inoltre pensiamo che la collegialità, e cioè la collaborazione tra insegnanti, sia un principio indispensabile perché venga ottimizzato il rapporto insegnamento-apprendimento e pertanto si deve quanto più possibile evitare l’introduzione nelle nostre scuole di modalità di valutazione del lavoro dei docenti applicando meccanismi punitivo-premiali mutuati dal mondo dell’azienda che rischiamo di innescare logiche di antagonismo tra colleghi e compromettere così irrimediabilmente la delicatissima funzione primaria delle istituzioni scolastiche: la formazione delle nuove generazioni. A nostro avviso la qualità deve essere la norma, non l’eccezione da premiare, per questo risulta fondamentale la selezione e una formazione iniziale completa ed efficace, mentre il monitoraggio dell’operato dei docenti deve mirare prioritariamente alla rilevazione di situazioni di irresponsabilità e inadeguatezza all’interno del corpo docente. Riteniamo comunque che questo delicato compito non possa essere affidato a “super-esperti esterni”, ma vada attribuito a personale appositamente selezionato (all’interno del corpo docente stesso) sulla base di competenze specifiche accertate mediante procedure concorsuali. Anche questo argomento è affrontato all’interno della legge A.C. 5075 a cui abbiamo accennato sopra.

Secondo voi è o non è necessario ipotizzare la definizione di un nuovo stato giuridico dei docenti?
Decisamente sì. È necessario svincolare gli insegnanti dall’attuale inquadramento di carattere impiegatizio per consentire il riconoscimento della loro professionalità e il conseguente adeguamento salariale alla media degli altri paesi europei.

Veniamo alla valutazione delle scuole. Che ruolo deve o può giocare la valutazione dei singoli istituti per il miglioramento del nostro sistema scolastico?
La valutazione delle singole scuole a nostro avviso deve avere come obiettivo il miglioramento della qualità dell’offerta formativa. Ciò premesso, a nostro avviso, i finanziamenti dovranno essere erogati in misura proporzionale alle esigenze delle scuole e quindi dovranno essere maggiori là dove le istituzioni scolastiche siano inserite in contesti di maggiore disagio sociale. Riteniamo invece del tutto inopportuna la logica contraria, attualmente in discussione, e che pretende di attribuire maggiori finanziamenti alle scuole i cui alunni abbiano ottenuto migliori risultati nelle prove Invalsi: si rischierebbe infatti così di premiare le realtà sociali già avvantaggiate, dal momento che non si può non riconoscere l’incidenza del retroterra culturale di provenienza degli alunni rispetto ai risultati di tali prove.

Cosa pensate delle rilevazioni nazionali Invalsi sull’apprendimento degli studenti? Rivoluzione civile cosa propone?



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COMMENTI
06/02/2013 - Rivoluzione civile senza il Diritto? (Franco Labella)

Nei giorni scorsi una lettera su Repubblica proponeva di inserire l'analisi e lo studio della mafia nelle scuole italiane. Spesso se ne leggono altre di lettere che individuano la necessità di far crescere il senso civico innanzi tutto negli studenti. Cinque pagine di intervista e le due esponenti della lista di Ingroia, magistrato antimafia mica comico genovese, non ritengono di dover fare nemmeno un accenno alla necessità di ripristinare, nelle scuole superiori italiane, lo studio del Diritto eliminato dal riordino gelminiano e confermato da Profumo che ha trovato il tempo di occuparsi solo del Liceo sportivo? Insomma è insopportabilmento vero che prevale l'idea paradossale, sponsorizzata s'immaginava solo dai Bruschi e dagli Zanon, che l'educazione alla legalità si possa fare senza le leggi e la conoscenza delle norme. O che si possa discutere, strumentalmente, di MPS e derivati consentendo poi che di Educazione finanziaria nelle scuole di occupino quelle stesse banche di cui si lamentano errori ed omissioni. E' proprio vero: anche questa campagna elettorale conferma che della scuola, in realtà, non frega proprio niente a nessuno o quasi. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto ed Economia