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SCUOLA/ Rivoluzione civile (Ingroia): le priorità? Precari e scuole pubbliche

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Antonio Ingroia (InfoPhoto)  Antonio Ingroia (InfoPhoto)

Il tema è così importante che nessuno ne parla. Che siano tutti d’accordo? È il «primo fattore di sviluppo del paese», dice il mantra, ma, nella realtà, la scuola è la grande assente dalla competizione elettorale. Non nei proclami, naturalmente, ma nei dettagli. Per questo ilsussidiario.net ha rivolto ai responsabili scuola delle principali formazioni impegnate in campagna elettorale alcune domande sui temi più scottanti della politica scolastica. Le interviste sono state realizzate sulla base dei medesimi quesiti, uguali per tutti. Intervengono oggi Letizia Bosco e Ilaria Persi, del dipartimento scuola di Rivoluzione civile - Ingroia.


Qual è l’idea-chiave del vostro programma?
Prima di parlare di quali sarebbero i nostri interventi sulla scuola, ci sembra doveroso puntualizzare e chiarire la nostra analisi riguardo le politiche scolastiche degli ultimi decenni; riteniamo infatti che i provvedimenti in materia scolastica realizzati dai governi che si sono succeduti negli ultimi decenni in Italia siano stati dettati da una logica di mero risparmio economico a cui è stato subordinato qualsiasi altro criterio di natura didattico-pedagogica. Si è raggiunto l’apice con le riforme degli ultimi governi, in particolare quello Berlusconi (di cui il successivo è stato solo un consequenziale sviluppo) che ha sottratto con la legge 133/2008 più di 8 miliardi alla scuola. Le riforme Gelmini, con il solo scopo di diminuire l’organico delle nostre scuole, hanno determinato un generalizzato impoverimento dell’offerta formativa, attraverso la drastica riduzione del tempo scuola.

Che cosa vorreste fare?
Noi vorremmo invece voltare pagina e iniziare a investire nella scuola come istituzione dello Stato, fondamentale per rendere attuativo il dettato dell’art. 3 della nostra Costituzione e cioè la rimozione degli «ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

Nello specifico?
Le nostre politiche nell’immediato sarebbero le seguenti: diminuire il numero degli alunni nelle classi, ripristinare le compresenze alla scuola primaria, aumentare il tempo scuola e ridefinire il monte ore delle discipline in base alle reali esigenze della didattica, con particolare attenzione alle materie di base e alle attività laboratoriali che, mutilate dalla riforma Gelmini delle superiori, vedono fortemente ridotta la loro valenza formativa; consentire la riconduzione a 18 ore di insegnamento, nelle scuole superiori, solo lì dove ciò non comprometta la formazione di cattedre e consigli di classe omogenei, evitare quindi la formazione delle cosiddette “cattedre spezzatino” e consentire alle singole istituzioni scolastiche di avere personale a disposizione per coprire le supplenze improvvise degli insegnanti, senza ulteriori aggravi in termini di ore lavorative per i docenti che, come dimostrano i dati relativi agli altri paesi europei, hanno un orario di cattedra già sufficientemente impegnativo.

Veniamo ai docenti. Prima del governo Monti è stato avviato dal governo Berlusconi il Tfa basato sulla separazione tra abilitazione professionale e reclutamento del personale. Il Tfa transitorio si sta svolgendo, pur in mezzo a difficoltà. Il Tfa ordinario dovrebbe partire subito dopo, partiranno i Tfa speciali. Andrete avanti sulla strada intrapresa? 



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COMMENTI
06/02/2013 - Rivoluzione civile senza il Diritto? (Franco Labella)

Nei giorni scorsi una lettera su Repubblica proponeva di inserire l'analisi e lo studio della mafia nelle scuole italiane. Spesso se ne leggono altre di lettere che individuano la necessità di far crescere il senso civico innanzi tutto negli studenti. Cinque pagine di intervista e le due esponenti della lista di Ingroia, magistrato antimafia mica comico genovese, non ritengono di dover fare nemmeno un accenno alla necessità di ripristinare, nelle scuole superiori italiane, lo studio del Diritto eliminato dal riordino gelminiano e confermato da Profumo che ha trovato il tempo di occuparsi solo del Liceo sportivo? Insomma è insopportabilmento vero che prevale l'idea paradossale, sponsorizzata s'immaginava solo dai Bruschi e dagli Zanon, che l'educazione alla legalità si possa fare senza le leggi e la conoscenza delle norme. O che si possa discutere, strumentalmente, di MPS e derivati consentendo poi che di Educazione finanziaria nelle scuole di occupino quelle stesse banche di cui si lamentano errori ed omissioni. E' proprio vero: anche questa campagna elettorale conferma che della scuola, in realtà, non frega proprio niente a nessuno o quasi. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto ed Economia