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SCUOLA/ Rivoluzione civile (Ingroia): le priorità? Precari e scuole pubbliche

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Antonio Ingroia (InfoPhoto)  Antonio Ingroia (InfoPhoto)

Condanniamo il carattere riduttivo e semplicistico dei test Invalsi, nonché le pratiche di addestramento che tali prove presuppongono e che rischiano di trasformare l’ordinaria attività didattica dei docenti in una palestra per rafforzare l’utilizzazione meccanica delle capacità logico-deduttive a scapito dello sviluppo del pensiero critico. Del resto questa pericolosa deriva è stata oramai riconosciuta ampiamente dai paesi anglosassoni, che hanno fatto fin ora un uso spropositato di questo tipo di test. I livelli di apprendimento degli studenti possono essere rilevati attraverso tipologie di prove più articolate, come avviene ad esempio per gli esami di maturità; dal confronto e dalla collaborazione tra docenti di scuole diverse si possono ottenere, a nostro giudizio, interessanti risultati in questo senso e siamo sicuri che, dalla valorizzazione delle esperienze migliori dei nostri insegnanti, potremmo elaborare preziosi modelli di riferimento per la valutazione degli apprendimenti degli studenti, eventualmente da sottoporre all’attenzione degli altri paesi europei.

La legge sulla parità scolastica (62/2000) comporta la distinzione tra scuole pubbliche e paritarie nel quadro di un unico sistema nazionale di istruzione e formazione. Secondo voi la parità può dirsi oggi realizzata?
Siamo dell’opinione che, come la nostra Costituzione prevede, le scuole private non debbano costituire un onere per lo Stato e del resto non possiamo esimerci dal denunciare i nefandi effetti che la legge 62/2000 ha visibilmente prodotto: ci riferiamo in particolare al proliferare dei diplomifici che hanno contribuito inevitabilmente al dibattito sul valore legale dei titoli di studio. Per quanto riguarda l’esercizio della libertà di scelta delle famiglie riteniamo che essa non sia comunque tutelata attraverso le sovvenzioni che lo stato può fornire: le scuole non statali di eccellenza hanno dei costi talmente elevati da comportare inevitabilmente l’esclusione degli studenti provenienti dalle fasce socio-economiche più disagiate.

L’autonomia scolastica oggi è da considerarsi già attuata? Secondo il suo partito, nel quadro di una autonomia compiuta (non solo funzionale ma anche giuridica e finanziaria) una scuola potrebbe ricevere direttamente risorse finanziarie? A quali condizioni?
Bisogna innanzitutto riconoscere le conseguenze negative che l’applicazione dell’autonomia scolastica ha comportato nelle scuole, a partire dalla trasformazione del preside in dirigente scolastico e dal conseguente logoramento del rapporto di reciproca stima e collaborazione tra docenti e preside esistente quando quest’ultimo era considerato un primus inter pares. Del resto la possibilità di applicare alla scuola il decreto Brunetta e quindi quei meccanismi punitivo-premiali per la valutazione della produttività dei dipendenti della pubblica amministrazione (come dicevamo sopra, tanto deprecabili nella scuola), non sarebbe stata così evidente senza la legge sull’autonomia scolastica.

Quindi?
A nostro avviso, le scuole devono essere interamente finanziate dallo Stato, in quanto solo lo Stato può essere garante della qualità dell’offerta formativa delle scuole e dell’omogeneità del sistema di istruzione su tutto il territorio italiano. Aprire le scuole pubbliche al finanziamento privato specialmente in un clima, come quello attuale, in cui lo Stato trova sempre meno risorse da destinare loro, potrebbe sortire il deprecabile effetto di determinare addirittura la soppressione degli istituti che non vengono considerati un investimento proficuo da parte di un privato. A fare le spese di queste scelte sarebbero come al solito le realtà sociali più deboli.



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COMMENTI
06/02/2013 - Rivoluzione civile senza il Diritto? (Franco Labella)

Nei giorni scorsi una lettera su Repubblica proponeva di inserire l'analisi e lo studio della mafia nelle scuole italiane. Spesso se ne leggono altre di lettere che individuano la necessità di far crescere il senso civico innanzi tutto negli studenti. Cinque pagine di intervista e le due esponenti della lista di Ingroia, magistrato antimafia mica comico genovese, non ritengono di dover fare nemmeno un accenno alla necessità di ripristinare, nelle scuole superiori italiane, lo studio del Diritto eliminato dal riordino gelminiano e confermato da Profumo che ha trovato il tempo di occuparsi solo del Liceo sportivo? Insomma è insopportabilmento vero che prevale l'idea paradossale, sponsorizzata s'immaginava solo dai Bruschi e dagli Zanon, che l'educazione alla legalità si possa fare senza le leggi e la conoscenza delle norme. O che si possa discutere, strumentalmente, di MPS e derivati consentendo poi che di Educazione finanziaria nelle scuole di occupino quelle stesse banche di cui si lamentano errori ed omissioni. E' proprio vero: anche questa campagna elettorale conferma che della scuola, in realtà, non frega proprio niente a nessuno o quasi. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto ed Economia