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SCUOLA/ Puglisi (Pd): precari, reclutamento, autonomia, ecco cosa faremo

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Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)  Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Dal Regio Decreto Casati del 1859 a oggi, qualche passo nello stato giuridico degli insegnanti è stato fatto, e quando è avvenuto un cambiamento giuridico, esso è sempre stato collegato a una profonda riforma del mondo della scuola. Anche in questa legislatura, il centrodestra ha provato a far passare un nuovo stato giuridico, mentre Tremonti stava portando alla scuola il più feroce attacco della storia repubblicana. Verrebbe da chiedersi, allora, se la modifica dello status non sia direttamente collegata al tentativo di modificare il dna della scuola italiana, trasformandola da istituzione eminentemente pubblica a istituzione privata.

Veniamo alla valutazione delle scuole. Che ruolo deve/può giocare la valutazione dei singoli istituti per il miglioramento del nostro sistema scolastico?
Un sistema di valutazione è indispensabile, perché è il giusto contraltare all’autonomia scolastica. La valutazione deve essere uno strumento di lavoro utile agli insegnanti e alle scuole per permettere di guidare i ragazzi e le ragazze ad avere livelli di apprendimento, abilità e competenza paragonabili ai loro coetanei europei. Più che il meccanismo premio/punizione, ci sembra utile una valutazione efficace che indichi e imponga percorsi di miglioramento (formazione, risorse tecnologiche e finanziarie) alle scuole che mostrano gravi deficit nell’offerta formativa.

Questo cosa comporta?
Siamo convinti che nessuna misura singola può cogliere tutti gli aspetti del lavoro educativo: occorre quindi combinare osservazioni da punti di vista diversi. Inoltre, nessun sistema di valutazione esterno è in grado di individuare il contributo del singolo docente: quello che conta è il risultato del lavoro di squadra di tutto il personale della scuola. La valutazione deve servire a far raggiungere a ciascuna scuola il massimo del proprio potenziale, accompagnandola verso il miglioramento, con l’istituzione di un unico Istituto Nazionale per la Valutazione e la Ricerca Educativa. Quindi la valutazione deve essere riferita alla scuola nel suo insieme e basarsi su indicatori di apprendimento degli studenti, osservazione diretta di esperti, analisi dell’efficacia della scuola per gli sbocchi educativi o lavorativi successivi: il tutto ovviamente depurando dalle condizioni di partenza degli studenti e dal contesto socio-economico in cui opera la scuola.

Cosa pensa delle rilevazioni nazionali Invalsi sull’apprendimento degli studenti? Il suo partito cosa propone?
Non è con l’Invalsi che si alza il livello di apprendimento, ma le rilevazioni debbono essere uno strumento dato in mano agli insegnanti per capire se ciò che stanno facendo può essere migliorato. Crediamo anche che sia stato un errore utilizzare le prove Invalsi per dare voti ai ragazzi, e non si è investito abbastanza per aiutare il dialogo tra l’istituto e gli insegnanti, dialogo che va ripreso, sostenuto e migliorato.

La legge sulla parità scolastica (62/2000) comporta la distinzione tra scuole pubbliche e paritarie nel quadro di un unico sistema nazionale di istruzione e formazione. Secondo lei la parità può dirsi oggi realizzata? Cosa fare?
La legge di parità è stata votata da tutto il centrosinistra di governo, dai Comunisti italiani all’Udeur, ed è stata emanata perché in precedenza i fondi alle scuole private erano erogati senza alcun criterio. Ora possono ricevere fondi dallo Stato solo le scuole che svolgono una funzione di pubblica utilità. Sappiamo che i tagli del governo di centrodestra hanno danneggiato pesantemente sia le scuole statali, sia le paritarie. Oggi una contrapposizione non avrebbe senso: dobbiamo far sì che l’intero sistema nazionale, rispettando rigorosamente le leggi, faccia un passo avanti per il bene del Paese.

L’autonomia scolastica è da considerarsi già attuata? Secondo il suo partito, nel quadro di una autonomia compiuta (non solo funzionale ma anche giuridica e finanziaria) una scuola potrebbe ricevere direttamente risorse finanziarie? A quali condizioni?



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COMMENTI
10/02/2013 - Il campo del problema non è stato studiato (enrico maranzana)

"Crediamo che nella scuola non serva maggior competizione tra docenti, ma una miglior collaborazione" è un'affermazione che riformula in termini di indirizzo politico quanto la legge ha prescritto da anni. La causa dell'immobilismo dell'istituzione non è stata individuata, non ci si cura di capitalizzare l'esperienza! In rete sono visibili due scritti che, leggendo la realtà scolastica dall'interno, svelano l’origine del disservizio: "A scuola: governance .. assente" e "Valutare la democraticità di una scuola".

 
08/02/2013 - Più 15 miliardi e forse chiudere l'Invalsi? (Vincenzo Pascuzzi)

1) Quanto valgono le promesse elettorali? Come quelle dei marinai? Passata la festa, gabbato lo santo: passato il voto, gabbata la scuola? Da tener sempre presente. 2) Condivido il commento di Paolo Labella. 3) Oggi stesso il neo-cinofilo Mario Monti ha fatto (anzi solo ipotizzato!) una conversione a U. Dall'elogio, nel 2011, a Marchionne e Gelmini, ora propone il recupero degli 8 mld tagliati dalla stessa "beata ignoranza"!! Per ri-approdare nel 2017 proprio dove si era salpati nel 2008!! è un po' come scavare le buche e poi riempirle di nuovo!! 4) Converrebbe che Pd, Pdl, lista Ingroia, e altri che verranno intervistati, prendessero un duplice solenne e prioritario impegno: 1°) mai più nessuna scuola senza carta igienica, sapone, detersivi, scottex, fotocopie, gessetti, pennarelli e magari anche con i bagni puliti più volte al giorno; 2°) mai più nessuna scuola, o preside, che richieda alle famiglie contributi volontari ma "obbligatori". 5) Puglisi, per il Pd, promette un investimento allineato alle medie Ocse: cioè più 3 mld ogni anno; 15 mld nel quinquennio. Bersani ne è al corrente? E' o sarà d’accordo? 6) Pd aveva anche ipotizzato di scuole aperte tutto il giorno. Idea bellissima. Qualcuno ha calcolato che occorrerebbero altri 10÷20 mld. E non basterà una legislatura, occorrerà una generazione. 7) Invalsi è struttura burocratica costosa da ripensare, forse da chiudere. In Francia, il ministro Geneviève Fioraso ha chiuso l’Aéres, agenzia per la valutazione della ricerca.

 
08/02/2013 - Rileggere la Carta Costituzionale? Ma veramente? (Franco Labella)

In cauda venenum. La responsabile scuola del PD si destreggia col benaltrismo perché, parlando della legge di parità scolastica, da un lato evita di proporre una modifica necessaria all'art. 33 C.(Il "senza oneri per lo Stato" continua a stare lì nonostante si provi sempre a dire che i costituenti erano a favore delle scuole paritarie finanziate) dall'altro poi invita, nella parte finale dell'intervista, a leggere anzi a rileggere la Carta Costituzionale. Visto che si occupa di scuola, che ne pensa la signora Puglisi dell'idea di farla leggere anche agli studenti italiani? Non ha nulla da proporre a proposito della materia che non c'è (Cittadinanza e Costituzione) e a proposito della necessità, da lei stessa evidenziata quando parla di rileggere la Carta, di ripristinare nelle scuole superiori lo studio del Diritto e della Costituzione? O gli studenti italiani sono minus habentes rispetto ai cittadini italiani adulti ed ai cittadini europei? Pure questo ce lo chiede l'Europa... le famose raccomanzazioni del Consiglio d'Europa sulle competenze civiche... Che ne dice Francesca Puglisi? Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia (siamo per la par condicio anche nei commenti e siamo finora stati equanimi anche se un po' monotoni, un po' di pazienza e speriamo che i prossimi interventi ci evitino i commenti).