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SCUOLA/ Fermare il declino: via i concorsi, autonomia totale

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Oscar Giannino (InfoPhoto)  Oscar Giannino (InfoPhoto)

Uno dei pilastri della valutazione deve affidarsi sugli esami che l’Invalsi svolge oramai da anni in tutte le scuole. Spesso viene obiettato che i test standardizzati incentivano l’appiattimento dell’istruzione sul nozionismo, sulla capacità meccanica di risolvere i problemi piuttosto che sulla capacità critica di analizzare il contenuto di un problema e sulla ricerca creative della soluzione. Queste obiezioni rivelano una scarsa conoscenza del contenuto dei test approntati, che sono congegnati per testare più le competenze che le conoscenze degli studenti; le capacità di analizzare un problema, piuttosto che le conoscenze tecniche necessarie a risolverlo; la comprensione critica del testo letto, piuttosto che la capacità meccanica di lettura. Ma anche accettando le consuete critiche ai test standardizzati, è indubbio che essi possano almeno essere in grado di evidenziare i casi di negligenza più gravi. Se un alunno non sa leggere un testo semplice in quarta elmentare, o se non sa svolgere le operazioni aritmetiche fondamentali, è difficile che possa ragionare e risolvere un problema complesso. È compito dello stato definire criteri di competenze minime superabili dalla stragrande maggioranza degli alunni, e certamente i test standardizzati possono essere uno strumento essenziale nella valutazione di queste competenze.

La legge sulla parità scolastica (62/2000) comporta la distinzione tra scuole pubbliche e paritarie nel quadro di un unico sistema nazionale di istruzione e formazione. Secondo lei la parità può dirsi oggi realizzata? Cosa fare?
La scuola italiana si fonda su una eccessivo centralismo dirigista, che pretende di imporre regole dettagliate, uguali per tutti, ottenendo alla fine le enormi disparità regionali che l’Invalsi ha rilevato essere presenti in ogni grado di istruzione. Il problema non è dunque certificare una presunta parità anche per le scuole private, ma creare possibilità di scelta anche fra scuole pubbliche. L’autonomia scolastica è stata vista negli anni passati principalmente come un modo per contrastare la crisi e le rigidità dell’apparato burocratico centralizzato, per fornire alle scuole la flessibilità necessaria a rispondere alle esigenze educative moderne. Noi crediamo che serva innanzitutto un cambiamento delle motivazioni che hanno spinto all’adozione di un sistema (ancora irrealizzato) di autonomia scolastica. L’autonomia serve non tanto, o non solo, perché un sistema centralizzato è incapace di innovare, ma soprattutto perché gli studenti hanno esigenze diverse, e questa diversità di esigenze va soddisfatta con un’offerta scolastica diversificata, per permettere a genitori e studenti una genuina possibilità di scelta fra percorsi e filosofie educative diverse.

L’autonomia scolastica è da considerarsi già attuata? Secondo il suo partito, nel quadro di una autonomia compiuta (non solo funzionale ma anche giuridica e finanziaria) una scuola potrebbe ricevere direttamente risorse finanziarie? A quali condizioni?
L’autonomia introdotta dalle riforme degli anni scorsi introduce nelle scuole elementi di flessibilità organizzativa, didattica e curricolare, ma nei fatti questa possibilità si scontra con notevoli resistenze imposte dall’attuale struttura burocratica della scuola. Il cosiddetto “Piano di Offerta Formativa” che ogni scuola deve stilare perde di efficacia quando viene subordinato alla sostenibilità economica da parte della scuola (per esempio, la disponibilità spesso casuale di insegnanti con ore in esubero), e più in generale quando la scuola manca di autonomia finanziaria e di scelta dei docenti che questo piano devono attuare. Parallelamente alle dichiarazioni altisonanti inneggianti all’autonomia, l’apparato ministeriale continua a produrre “indicazioni nazionali”, reperibili sul sito del ministero, che dimostrano che l’ottica dirigistica è dura da combattere.

Anche le indicazioni nazionali sono per voi espressione di centralismo?



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COMMENTI
10/02/2013 - Anche M.L. King sognava... (Franco Labella)

Con tutto il rispetto dovuto a Palazzi e a Moro vorrei ricordare che anche M.L. King aveva un sogno. Quello di Moro e di Palazzi, oltre a scontrarsi con una realtà perfino più dura di quello che hanno dovuto affrontare i neri d'America, ha, però, tutte le caratteristiche dell'incubo. Per una ragione semplice: che questo è un Paese dove, per non ammettere un errore di valutazione ed una violazione delle norme, siamo perfino costretti a nasconderci dietro i bollettini meteo. Insomma oltre al destino cinico e baro pure la neve serve a coprire gli errori. E siccome non voglio essere criptico, chiarisco che mi riferisco alla vicenda del concorso rimandato per le nevicate ad orologeria, quelle che devono durare esattamente 48 ore senza lasciti di strade ghiacciate et similia. Ne ho scritto stamani da qualche altra parte ed a quello rimando per chi voglia approfondire occupandosi di realtà anzichè di sogni. E se il principio di responsabilità a cui sembra far riferimento Palazzi quando immagina la scuola come il mercato ma che deve garantirci libertà ed efficacia educativa, dovrebbe caratterizzare i vertici di chi amministra, beh siamo messi bene... E mi fermo qui, visti i precedenti. Anche se, stavolta, i giudici mi concederebbero l'attenuante della provocazione :-))))

 
10/02/2013 - Chi non crede nei sogni non sa cambiare la realtà (Sergio Palazzi)

Poter cambiare la Costituzione è un valore della nostra Costituzione. Il suo articolo più nobile a me pare infatti il 138, quello che stabilisce come farlo: perché ammette che non è rivelazione divina ed immutabile ma opera di menti umane, in un certo momento storico, spinte da determinate contingenze. La si è già cambiata molte volte, non sempre in meglio. Ma in attesa di ulteriori modifiche, diamo senso a quanto c'è già nel modificato titolo V, rendiamo reale l'autonomia! Non si capisce perché solo nella scuola ("autonoma") sia una bestemmia fare quel che fanno le altre pubbliche amministrazioni che "autonome" non sono, e però assumono un dipendente, stradino o direttore generale, in base ad una prova di concorso locale. Si presentano dei candidati in possesso di certi requisiti, una commissione sceglie il più adatto. Apre a misfatti e irregolarità? Identifichiamoli e correggiamoli. Non ce ne sono di meno nel metodo attuale, con la differenza che il responsabile è l'anonimo ed imperseguibile moloch. Vero, se i cittadini conoscessero di più diritto e economia, capirebbero meglio anche tali meccanismi! Nel mondo in cui viviamo Andrea Moro e io, pur lontani millanta miglia, è possibile sognare persino cose così semplici. In quel mondo libertà, merito, responsabilità sono parole dal suono bellissimo. Che nel mondo in cui vive Labella abbiano ben altro suono è chiaro già da un po'. Ma inseguire un sogno può servire a svegliarsi da un incubo e a costruire una realtà migliore.

 
09/02/2013 - Il libro dei sogni (Franco Labella)

Indubbiamente le nuove formazioni politiche sono quelle più visionarie. Se poi interviene chi vive in un'altra realtà il risultato non può essere che il libro dei sogni. Mi limito ad osservare che: per abolire la previsione concorsuale occorre modificare la Costituzione in almeno due articoli. L'idea che il servizio scolastico sia finanziato della capacità attrattiva verso i "clienti" farebbe la felicità di mafia e camorra perché è del tutto evidente che le scuole che operano in realtà deprivate non riescono a "fidelizzare" manco i docenti figuriamoci gli studenti. Trovo, perciò, singolare anche se molto americano che fra gli elementi per la valutazione ci siano il parere del dirigente e dei colleghi ma non la valutazione del contesto in cui la scuola opera. Ancora piu' significativo considerando che il prof. Moro è un economista è l'assenza di qualsiasi valutazione sul rapporto tra risorse ed offerta formativa. Perché scrivere che il POF non può essere condizionato dalle ristrettezze e dai tagli senza indicare un obiettivo minimo di cambiamento nella politica degli investimenti sull'istruzione mi pare sintomo di una certa velleità del progetto politico complessivo. In ultimo rinnovo anche all'economista Moro una richiesta: tenetevi l'IMU, ridateci lo studio del Diritto e dell'Economia nelle scuole superiori. Il "collega" Moro e soprattutto Giannino saranno d'accordo ma se lo dichiarassero pubblicammente sarebbe un reale segnale di "novità"...almeno in questo.