BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Fermare il declino: via i concorsi, autonomia totale

Pubblicazione:

Oscar Giannino (InfoPhoto)  Oscar Giannino (InfoPhoto)

A titolo di esempio, per i licei queste indicazioni arrivano persino a definire in quale anno si debba studiare Leopardi (il quinto), e, per l’educazione fisica, che “nel secondo anno”, per lo studente “è fondamentale sperimentare nello sport i diversi ruoli [...] e le responsabilità nell’arbitraggio”, mentre “nel quinto anno”, lo studente “saprà affrontare il confronto agonistico con un’etica corretta”. Mentre nel dibattito sulle riforme della la scuola primaria il confronto politico si è concentrato nel migliore dei casi sulla necessità o meno del maestro unico (spesso condizionato da vincoli di bilancio piuttosto che su una riflessione dei suoi meriti pedagogici); nel peggiore dei casi, sull’esigenza o meno di imporre una divisa uguale per tutti gli alunni. Quasi nessuno ha sollevato l’obiezione che diversi alunni possano avere esigenze diverse, e che la scelte possa essere demandate alle scuole sulla base di un piano educativo, pubblicizzato per permettere ai genitori una scelta informata.

La vostra autonomia allora che cos’è?
Vera autonomia significa la possibilità per le scuole (su iniziativa del dirigente e degli organi che lo coadiuvano) di definire la propria filosofia educativa basata su un piano formativo coerente. Per attuarlo, vanno decentralizzate decisioni su praticamente tutti gli aspetti della formazione scolastica: orari, obiettivi e strategie, programmi, criteri di valutazione e di comunicazione dei risultati dell’apprendimento alle famiglie. A livello centrale andrebbero definiti solo obiettivi formativi minimi che le scuole devono tassativamente rispettare, pena la chiusura della scuola, licenziamento del dirigente, e scioglimento degli organi amministrativi. Agli organi collegiali dovrebbe spettare la supervisione del dirigente con potere di valutazione sul suo operato e su quello dei docenti. Tale valutazione deve influire sugli aumenti premiali di remunerazione e sulle conferme in organico dei docenti. Autonomia significa anche la possibilità per la dirigenza di una scuola di gestire il budget ad essa destinato in modo tale da poter conseguire i risultati auspicati dal proprio piano formativo. Questo può implicare anche la possibilità di destinare parte del bilancio ad incrementi premiali per il personale docente ed amministrativo.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
10/02/2013 - Anche M.L. King sognava... (Franco Labella)

Con tutto il rispetto dovuto a Palazzi e a Moro vorrei ricordare che anche M.L. King aveva un sogno. Quello di Moro e di Palazzi, oltre a scontrarsi con una realtà perfino più dura di quello che hanno dovuto affrontare i neri d'America, ha, però, tutte le caratteristiche dell'incubo. Per una ragione semplice: che questo è un Paese dove, per non ammettere un errore di valutazione ed una violazione delle norme, siamo perfino costretti a nasconderci dietro i bollettini meteo. Insomma oltre al destino cinico e baro pure la neve serve a coprire gli errori. E siccome non voglio essere criptico, chiarisco che mi riferisco alla vicenda del concorso rimandato per le nevicate ad orologeria, quelle che devono durare esattamente 48 ore senza lasciti di strade ghiacciate et similia. Ne ho scritto stamani da qualche altra parte ed a quello rimando per chi voglia approfondire occupandosi di realtà anzichè di sogni. E se il principio di responsabilità a cui sembra far riferimento Palazzi quando immagina la scuola come il mercato ma che deve garantirci libertà ed efficacia educativa, dovrebbe caratterizzare i vertici di chi amministra, beh siamo messi bene... E mi fermo qui, visti i precedenti. Anche se, stavolta, i giudici mi concederebbero l'attenuante della provocazione :-))))

 
10/02/2013 - Chi non crede nei sogni non sa cambiare la realtà (Sergio Palazzi)

Poter cambiare la Costituzione è un valore della nostra Costituzione. Il suo articolo più nobile a me pare infatti il 138, quello che stabilisce come farlo: perché ammette che non è rivelazione divina ed immutabile ma opera di menti umane, in un certo momento storico, spinte da determinate contingenze. La si è già cambiata molte volte, non sempre in meglio. Ma in attesa di ulteriori modifiche, diamo senso a quanto c'è già nel modificato titolo V, rendiamo reale l'autonomia! Non si capisce perché solo nella scuola ("autonoma") sia una bestemmia fare quel che fanno le altre pubbliche amministrazioni che "autonome" non sono, e però assumono un dipendente, stradino o direttore generale, in base ad una prova di concorso locale. Si presentano dei candidati in possesso di certi requisiti, una commissione sceglie il più adatto. Apre a misfatti e irregolarità? Identifichiamoli e correggiamoli. Non ce ne sono di meno nel metodo attuale, con la differenza che il responsabile è l'anonimo ed imperseguibile moloch. Vero, se i cittadini conoscessero di più diritto e economia, capirebbero meglio anche tali meccanismi! Nel mondo in cui viviamo Andrea Moro e io, pur lontani millanta miglia, è possibile sognare persino cose così semplici. In quel mondo libertà, merito, responsabilità sono parole dal suono bellissimo. Che nel mondo in cui vive Labella abbiano ben altro suono è chiaro già da un po'. Ma inseguire un sogno può servire a svegliarsi da un incubo e a costruire una realtà migliore.

 
09/02/2013 - Il libro dei sogni (Franco Labella)

Indubbiamente le nuove formazioni politiche sono quelle più visionarie. Se poi interviene chi vive in un'altra realtà il risultato non può essere che il libro dei sogni. Mi limito ad osservare che: per abolire la previsione concorsuale occorre modificare la Costituzione in almeno due articoli. L'idea che il servizio scolastico sia finanziato della capacità attrattiva verso i "clienti" farebbe la felicità di mafia e camorra perché è del tutto evidente che le scuole che operano in realtà deprivate non riescono a "fidelizzare" manco i docenti figuriamoci gli studenti. Trovo, perciò, singolare anche se molto americano che fra gli elementi per la valutazione ci siano il parere del dirigente e dei colleghi ma non la valutazione del contesto in cui la scuola opera. Ancora piu' significativo considerando che il prof. Moro è un economista è l'assenza di qualsiasi valutazione sul rapporto tra risorse ed offerta formativa. Perché scrivere che il POF non può essere condizionato dalle ristrettezze e dai tagli senza indicare un obiettivo minimo di cambiamento nella politica degli investimenti sull'istruzione mi pare sintomo di una certa velleità del progetto politico complessivo. In ultimo rinnovo anche all'economista Moro una richiesta: tenetevi l'IMU, ridateci lo studio del Diritto e dell'Economia nelle scuole superiori. Il "collega" Moro e soprattutto Giannino saranno d'accordo ma se lo dichiarassero pubblicammente sarebbe un reale segnale di "novità"...almeno in questo.