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SCUOLA/ Lo stratagemma dell'astuto Bertoldo piace a (certi) cattolici e alla Cgil

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Benedetto Croce (Immagine d'archivio)  Benedetto Croce (Immagine d'archivio)

Dietro a questa posizione sta un intrico di culture − Gentile, Croce, forme di personalismo e di marxismo radicale – e di interessi materiali.

Quanto alle culture, quella più influente si può genericamente definire “gentiliana”. Lo Stato è la sintesi suprema dello spirito umano, che tiene insieme e supera la parzialità degli interessi particolari. Esso si incarna nella sua Amministrazione, con le sue regole e le sue procedure. Perciò lo Stato-Amministrazione non deve rendere conto a nessuno di quello che fa. Sono i cittadini e i gruppi sociali a dover rendere conto allo Stato. Il servizio pubblico in risposta ai bisogni civili e sociali è di tipo monopolistico. Ma, in quanto statale, si autocertifica automaticamente come la migliore risposta possibile ai bisogni. A maggior ragione, questa legge universale vale per l’istruzione, che non è un servizio pubblico qualsiasi: è, infatti, la modalità essenziale con cui lo Stato costruisce i cittadini, cioè se stesso. L’insegnante, quando entra in classe, rappresenta lo Stato; non è un impiegato pubblico, quale è diventato oggi, è un funzionario dello Stato, sacerdote dello Spirito assoluto che si incarna nel mondo. Perciò giudica, non può essere giudicato. 

Oggi convengono in molti nel riconoscere che occorrerebbe migliorare la preparazione degli insegnanti, visto che nel frattempo il corpo docente si è trasformato da ristretta élite di funzionari dello Stato in una massa di dipendenti pubblici proletarizzati e sindacalizzati. Ma tanto dovrebbe bastare. Passati Giovanni Gentile e il fascismo, arrivata la Repubblica, è caduta la teologia dello Stato, ma è rimasta la cultura. Qualora si dimostri che le procedure sono state rispettate rigorosamente, nessuna contestazione dei risultati dell’azione di istruzione/educazione è più possibile. Il corpo degli ispettori non deve valutare la qualità del servizio, a priori garantita, ma l’osservanza delle procedure. La Repubblica, ancorché governata dai cattolici per decenni, ha mantenuto non solo lo stesso impianto centralistico e piramidale dell’Amministrazione del liberalismo e del fascismo, ma, soprattutto, la sua cultura profonda, con la quale tutti i governi, fino ad oggi, hanno dovuto fare i conti e alla quale si sono arresi per non essere sconfitti, tanto nella Prima quanto nella Seconda repubblica. 

Croce è morto da tempo, ma i suoi pregiudizi contro le scienze umane, considerate prive di statuto scientifico, hanno avuto vita più lunga. Come si può sottoporre a misurazione lo spirito? Si finisce, nell’atto di misurarlo, per provocarne la morte per... autopsia. Non è pertanto possibile applicare i metodi della statistica, del questionario e, quod Deus avertat, dei test per verificare gli apprendimenti/insegnamenti e le performance delle scuole, senza perdere l’oggetto stesso. Come si fa a dire che un ragazzo è “mediocre”? “Mediocre” è un concetto statistico, il ragazzo che hai di fronte è, invece, una singolarità incommensurabile con nessun altra. La valutazione, pertanto, è possibile solo come autovalutazione, come ermeneutica dialogica, solo qualitativa, non quantitativa, solo interna, non esterna, solo dal basso, non dall’alto. 



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COMMENTI
01/03/2013 - Arriva lo tsunami - II parte (Franco Labella)

E a proposito del Regolamento sulla valutazione citato da Cominelli. segnalo questo: http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/il-pasticciaccio-brutto-del-regolamento-per-il-sistema-nazionale-di-valutazione.flc E' di lettura un po’ ostica, decisamente tecnico ma assolutamente chiarificatore. Anche perché con le sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato che hanno annullato, in casi analoghi, provvedimenti degli ultimi due occupanti Viale Trastevere, ci si potrebbe tappezzare l’aula di Montecitorio o anche di Palazzo Madama. Ma è l’odiata Magistratura che fa i pasticci non i Ministri… Lo so, l’articolo di Roman ha un taglio giuridico spinto ma Cominelli, che pure non ama il genere, se ne farà una ragione. Se vorrà, come il lettore, leggerlo. Per il confronto e per farsi un’altra idea. Quanto, poi, alla differenza tra l’accountability e la valutazione monca o non esaustiva (così sistemiamo pure Bertoldo che è una citazione assai usata oggi, l'ho appena ritrovata nel blog di un noto esperto ex consigliere politico di un ex ministro) mi permetto di segnalare una testimonianza, per niente tecnica e manco ostica, di una operatrice scolastica (sperando di non offenderla con la definizione, strumentale, che non uso casualmente) che dà della valutazione una interpretazione che rende giustizia all’accountability ma rigetta il pasticciaccio brutto che sembra piacere tanto a Cominelli: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20130201154848

 
01/03/2013 - Arriva lo tsunami ma la quercia Cominelli resiste (Franco Labella)

Il mondo cambia, cadono i Muri, arriva lo tsunami, ci tocca in sorte persino Grillo ma la quercia Cominelli non si smuove di un millimetro dalle sue certezze anche se frutto di svolte epocali a 360° gradi. Solo che non si può fare un confronto con la caricatura delle posizioni altrui. Se il lettore vuole farsi un'idea segnalo questo recente dossier della FLC sulla valutazione: http://www.cgilconoscenza.it/appunti/upload/Dossier_FLC_CGIL_su_valutazione_scuola_febbraio_2013.pdf Segnalo anche una recente interessante vicenda che riguarda "l'OFSTED de noantri". A dimostrazione quanto sia concepito come indipendente l'organismo di valutazione Invalsi, l'attuale ministro, dimissionario e perciò in carica per l'ordinaria amministrazione, ha provato ad insediare, per usare la funerea fraseologia di Cominelli (l'autopsia, il quod Deus avertat) , in articulo mortis e prima di andar via un nuovo vertice dell'Istituto. Che c'azzecca? In genere le cariche decise prima di chiudere la porta (la Polverini c'ha insegnato qualcosa in materia) non sono molto commendevoli perché lasciano sempre l'impressione amara, ma sarà un’impressione sbagliata sicuramente, dei bocconi o dei pozzi avvelenati. E' un po' come la storia dei decreti ministeriali che non solo Gelmini ma anche l’ultimo Profumo vorrebbero usare al posto dei Regolamenti che richiedono il parere del non troppo amato Parlamento. Segue