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SCUOLA/ Lo stratagemma dell'astuto Bertoldo piace a (certi) cattolici e alla Cgil

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Benedetto Croce (Immagine d'archivio)  Benedetto Croce (Immagine d'archivio)

A questo crocianesimo di ritorno, hanno fornito munizioni alcuni settori personalisti, soprattutto di origine cattolica. Partendo dall’innegabile mistero ontologico della persona, sono approdati all’ineffabilità del rapporto pedagogico – che è sempre relazione rischiosa tra due libertà in atto – e pertanto alla sua smisuratezza, che non tollera, appunto, nessuna misurazione estrinseca. Singolare, ma non imprevedibile, la convergenza con l’area culturale della Flc e della sinistra più radicale. Le quali sostengono che la valutazione esterna delle scuole e degli apprendimenti significa aziendalizzazione e privatizzazione delle scuole. Dove si vede che, sotto la foglia di fico dell’anticapitalismo marxista, fa capolino il vecchio e sempreverde statalismo gentiliano. La difesa della scuola pubblica, da cui si sono denominati i “Comitati di difesa della scuola pubblica” in tutta Italia, non prevede la valutazione esterna.

Quanto agli interessi, che si intrecciano con le culture, sono facilmente decifrabili e sono molto “umani”. Nessuno ama essere giudicato, nessuno desidera appassionatamente di rendere conto a qualcuno. Neppure gli insegnanti e i dirigenti, il cui profilo professionale è stato piegato dall’organizzazione amministrativa della didattica verso il solipsismo della stirneriana “repubblica degli unici”. Il patto storico che si è stretto tra Amministrazione e insegnanti, pronubi i sindacati e i partiti, prevede che gli insegnanti siano pagati poco, non siano differenziati per carriere e per stipendi e che, in compenso, non siano valutati da nessuno. Possono essere rimossi dal posto di lavoro solo per comportamenti criminali molto odiosi, mai per incapacità palese di fare il proprio mestiere. 

Questo tranquillo tran-tran, che durava dal 1859, è stato messo in discussione da due fattori. Il primo, decisivo, è stato quello della crisi fiscale dello Stato e dell’aumento conseguente della pressione fiscale. I cittadini hanno incominciato a chiedersi che fine facessero i loro soldi, tanto più quando le indagini internazionali sui sistemi educativi mondiali pubblicizzate anche in Italia, dopo anni di occultamento politico-burocratico, hanno incominciato a documentare che agli investimenti ingenti non corrispondeva nessun miglioramento della qualità dell’istruzione in Italia. Il secondo fattore, più culturale, è stato un cambiamento di mentalità civile, e cioè l’affermarsi del concetto di responsabilità e, pertanto, di accountability. Chiunque si trovi in una posizione pubblica, dall’impiegato, al funzionario, al docente, è chiamato a rendere conto pubblicamente della propria azione, attraverso un sistema di valutazione esterna e di rendicontazione. Ecco perché “la metodologia dell’inverificabile” è giunta al capolinea. 

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COMMENTI
01/03/2013 - Arriva lo tsunami - II parte (Franco Labella)

E a proposito del Regolamento sulla valutazione citato da Cominelli. segnalo questo: http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/il-pasticciaccio-brutto-del-regolamento-per-il-sistema-nazionale-di-valutazione.flc E' di lettura un po’ ostica, decisamente tecnico ma assolutamente chiarificatore. Anche perché con le sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato che hanno annullato, in casi analoghi, provvedimenti degli ultimi due occupanti Viale Trastevere, ci si potrebbe tappezzare l’aula di Montecitorio o anche di Palazzo Madama. Ma è l’odiata Magistratura che fa i pasticci non i Ministri… Lo so, l’articolo di Roman ha un taglio giuridico spinto ma Cominelli, che pure non ama il genere, se ne farà una ragione. Se vorrà, come il lettore, leggerlo. Per il confronto e per farsi un’altra idea. Quanto, poi, alla differenza tra l’accountability e la valutazione monca o non esaustiva (così sistemiamo pure Bertoldo che è una citazione assai usata oggi, l'ho appena ritrovata nel blog di un noto esperto ex consigliere politico di un ex ministro) mi permetto di segnalare una testimonianza, per niente tecnica e manco ostica, di una operatrice scolastica (sperando di non offenderla con la definizione, strumentale, che non uso casualmente) che dà della valutazione una interpretazione che rende giustizia all’accountability ma rigetta il pasticciaccio brutto che sembra piacere tanto a Cominelli: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20130201154848

 
01/03/2013 - Arriva lo tsunami ma la quercia Cominelli resiste (Franco Labella)

Il mondo cambia, cadono i Muri, arriva lo tsunami, ci tocca in sorte persino Grillo ma la quercia Cominelli non si smuove di un millimetro dalle sue certezze anche se frutto di svolte epocali a 360° gradi. Solo che non si può fare un confronto con la caricatura delle posizioni altrui. Se il lettore vuole farsi un'idea segnalo questo recente dossier della FLC sulla valutazione: http://www.cgilconoscenza.it/appunti/upload/Dossier_FLC_CGIL_su_valutazione_scuola_febbraio_2013.pdf Segnalo anche una recente interessante vicenda che riguarda "l'OFSTED de noantri". A dimostrazione quanto sia concepito come indipendente l'organismo di valutazione Invalsi, l'attuale ministro, dimissionario e perciò in carica per l'ordinaria amministrazione, ha provato ad insediare, per usare la funerea fraseologia di Cominelli (l'autopsia, il quod Deus avertat) , in articulo mortis e prima di andar via un nuovo vertice dell'Istituto. Che c'azzecca? In genere le cariche decise prima di chiudere la porta (la Polverini c'ha insegnato qualcosa in materia) non sono molto commendevoli perché lasciano sempre l'impressione amara, ma sarà un’impressione sbagliata sicuramente, dei bocconi o dei pozzi avvelenati. E' un po' come la storia dei decreti ministeriali che non solo Gelmini ma anche l’ultimo Profumo vorrebbero usare al posto dei Regolamenti che richiedono il parere del non troppo amato Parlamento. Segue