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SCUOLA/ Città della scienza, nelle fiamme se n'è andata una parte di giovani

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Presso la mostra “Gnam, l’Agricoltura in Campania conta” promossa dall’assessorato all’Agricoltura e nata per trasferire l’importanza del settore alle nuove generazioni, attraverso nove tappe interattive (“L’agricoltura è cambiata”, “Seminiamo futuro”, “Paesaggi sensoriali”, “La Campania dà i numeri”, “La parola alle scuole”, “Mangia e muoviti con la Dieta mediterranea”, “Se mi conservi e se mi cucini”, “Doc, dop: chi è?” e “Raccolti in tavola”) giovani e giovanissimi potevano scoprire com’è cambiata l’agricoltura in Campania, quali sono i segreti del mangiare sano e quale è il ruolo e la rilevanza dell’agricoltura per l’economia e il benessere dei cittadini.

Nella sezione “Spazio, ultima frontiera” abbiamo vissuto le nostre attività transitando da unità didattica a unità didattica e perciò da isola a isola: solo i titoli delle sezioni sono suggestivi e rievocativi dei possibili percorsi di lavoro didattico: La fabbrica del cielo; La Terra dallo spazio, Lo Spazio dallo spazio, In volo fra le stelle, Verso l’infinito, e altro ancora.

Strumenti del passato: questa sezione della Città raccontava la storia della ricerca scientifica e della sua divulgazione: testi ed ipertesti, oggetti storici, modelli, simulazioni, ricostruzioni e strumenti di ricerca del passato più o meno recente, richiamavano costantemente alla memoria la dimensione evolutiva del sapere scientifico. In particolare, gli strumenti antichi sistematicamente catalogati ed esposti in quest’area, databili intorno ai primi anni del XX secolo, erano testimonianza tangibile di come si faceva divulgazione scientifica nei secoli passati. Si trattava di prototipi unici, così come gli armadi in cui si trovavano gli strumenti erano quelli originali del laboratorio della scuola di provenienza, fedele alla tradizionale suddivisione della fisica in meccanica, calore, ottica, elettricità e magnetismo, acustica.

La mostra-laboratorio “Nanomondo” era nata dal Progetto NanoToTouch, con fondi della Commissione Europea per realizzare aree espositive che permettano ai cittadini di fare un’esperienza diretta nel settore delle nanoricerche e delle nanotecnologie. Lo spazio Nanomondo esponeva il contributo delle punte più avanzate della ricerca scientifica in Europa, e oltre a testi sui concetti di base per accedere al nano-mondo, erano esposti oggetti realizzati con materiali nanotecnologici, come celle solari fotovoltaiche, chip nanometrici, materiali anti-macchia e anti-ossidazione, impianti biocompatibili, prodotti cosmetici di nuova generazione, ferrofluidi e tanto altro ancora.

Il Planetario di Città della Scienza era una delle attrazioni più spettacolari e apprezzate dai ragazzi, dotato di un sistema ottico e di uno digitale. Il planetario è un “simulatore di cielo”: quello di Città della Scienza era stato rinnovato per combinare al meglio gli effetti delle nuove tecnologie offerte dal Digistar 3 e la riproduzione della volta celeste mediante proiettore ottico Zeiss, coniugando valore scientifico-didattico e spettacolarità. Ma, soprattutto con l’obiettivo di analizzare, discutere e sperimentare le conoscenze in campo astronomico, Città della Scienza proponeva alle scuole e non solo un ricco catalogo di attività didattiche di astronomia. 

Se ci sentiamo feriti non è solo per quello che hanno bruciato, ma per come ogni spazio, attività, ricerca erano organizzati, curati, proposti: perchè “fare scuola” così voleva dire passare da scoperta in scoperta. Perché un bravo maestro lo sa che insegnare vuol dire organizzare una caccia al tesoro. Ora sarà senz’altro più difficile.



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