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SCUOLA/ Città della scienza, nelle fiamme se n'è andata una parte di giovani

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Città della Scienza c’era. Gli studenti napoletani erano abituati al fatto che ci fosse, come le ceramiche di Capodimonte, la vista del Golfo, gli scavi di Pompei. Non c’è scuola che non stia annullando una visita di istruzione prevista per i prossimi mesi. Non c’è ragazzino piccolo o grande che non abbia guardato sgomento le immagini delle fiamme, che non sia rimasto stordito alla notizia. Le caselle mail delle scuole rimbombano messaggi scritti gli uni agli altri (Dirigenti, classi, docenti, studenti) perché la gara solidale cominciata subito non si esaurisca, e possa restituire alla scuola campana quanto la barbarie le ha tolto. 

Ci avevano persino esposto una canoa preistorica recuperata dagli scavi del Sito archeologico di Longola, una imbarcazione monossile, assicurata per milioni di euro data la sua unicità, testimone perenne che circa 4000 anni fa, età del bronzo, esistevano insediamenti di civiltà avanzata anche qui dove non si credeva la terra fosse emersa. I nostri studenti hanno imparato, a Città della Scienza, che i Sarrasti, artigiani lungo il fiume, erano in qualche modo i progenitori dei pompeiani. Nella sala dedicata ai vulcani si poteva capire come “funziona” il Vesuvio e cosa vuol dire un terremoto, perché si poteva “provare”. Città per la scienza, che non si impara sui libri o in un angusto laboratorio, ma vivendola proprio come si vive in una città fatta a misura. Non in silenzio, non dietro a un banco, ma camminando dentro le scoperte scientifiche che hanno fatto la storia dell’uomo. I percorsi erano ampi e diversificati, gli esperimenti da provare interessanti anche per gli adulti. C’era spazio per tutti, lì in riva al mare. E nelle sale, grandi e piccole, si ospitava ogni anno l’evento “fatto apposta” (come si dice qui da noi): “3 Giorni per la Scuola”, con gli studenti di tutta Italia e ultimamente anche d’Europa, grazie ai fondi strutturali europei.

Città della Scienza era così importante perché aveva realizzato quell’opportunità di “aula scolastica decentrata” che serve per uscire dal perimetro della classe e del banco e imparare facendo. In una regione come la nostra, che soffre da sempre di artisticità esasperata e a cui la restituzione dei dati Invalsi presenta il quadro oscuro del deficit matematico/scientifico, questo contesto esperienziale era diventato parte fondamentale per la costruzione del curricolo scolastico. In questi anni grazie ai fondi europei le scuole della Campania si sono dotate di laboratori scientifici e di Lim perché hanno avuto da modello la grande scuola della città. 

Il Science Centre di Città della Scienza era il primo museo scientifico interattivo italiano, con circa 350mila visitatori all’anno nelle sue aree. Al pari degli altri science centre, molto diffusi in Europa e nel mondo, la filosofia educativa di Città della Scienza è basata sull’interattività e la sperimentazione diretta dei fenomeni naturali e delle tecnologie.  Per questo è stato, da sempre, per noi un importante strumento di educazione e diffusione della cultura scientifica attraverso mostre, incontri con scienziati, progetti di collegamento tra scienza e società a livello nazionale, europeo, internazionale.



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