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SCUOLA/ Stellacci (Miur): il nuovo Regolamento premia l'autonomia delle scuole

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«Modifiche non sostanziali rispetto alla versione entrata in Consiglio dei ministri venerdì scorso. Con, in più, i prevedibili rilievi del Mef onde evitare che si possano forare o eccedere i budget previsti per l’istruzione». Così Lucrezia Stellacci, direttore generale del Miur per l’Istruzione, a proposito del nuovo Regolamento sul Sistema nazionale di valutazione. «La cosa importante è che ora la scuola ha finalmente a disposizione un timone per orientarsi».

Secondo lei dunque la versione definitiva non presenta differenze sostanziali.
Nella prima versione ci eravamo molto più dilungati nel rappresentare le funzioni dell’Indire e della conferenza nazionale dei tre organi preposti, Invalsi, Indire e contingente ispettivo. Il Consiglio di Stato ha di fatto suggerito di essere più essenziali nella definizione di questi compiti, che avrebbero potuto trovare uno svolgimento più compiuto in adempimenti successivi.

Sulla stampa il Regolamento ha avuto valutazioni discordanti. Colpo di mano da parte di un governo che dovrebbe limitarsi a gestire gli affari correnti? O punto d’arrivo di un processo?
Opto per la seconda ipotesi: è il coronamento di un lungo percorso iniziato ormai molti anni fa, con la legge 286/2004, quando si cercò di porre ordine nell’Invalsi e si cominciò a ipotizzare un vero e proprio sistema nazionale di valutazione. In quell’occasione si fece comprensibilmente solo un riordino delle funzioni dell’Invalsi, in ordine alla valutazione degli apprendimenti degli studenti. Fatto questo, all’autonomia manca ancora un pezzo.

Cioè?
Non è possibile parlare di autonomia scolastica e non dare alle scuole uno strumento per capire a che punto sono e dove possono arrivare. La scuola non può essere priva di un timone per programmarsi il futuro. Da questo punto di vista questo nuovo regolamento, facendo valere la delega al governo della legge 10/2011 (che convertiva in legge il dl 225/2010) raccoglie varie istanze le porta a compimento, mettendo capo ad un lungo processo di maturazione che è legittimo considerare unitariamente.

Il Regolamento dice che ogni tre anni il Miur dovrebbe indicare «le priorità strategiche della valutazione del sistema educativo di istruzione». Non è un’interferenza nella vita delle scuole?
Ma già esiste una direttiva in base alla quale, con periodicità almeno triennale (ma potrebbe essere anche annuale o biennale), il ministro stabilisce quali sono gli obiettivi ai quali vuole portare il sistema nazionale di istruzione e formazione. Ad esempio nella prossima direttiva, in presenza del nuovo Snv, il ministro potrebbe voler sapere quali sono le scuole che presentano gli indicatori di efficacia e di efficienza più bassi, e quelle invece che li hanno più alti. Oppure, in quali scuole gli studenti raggiungono determinati standard non solo nelle competenze dibase ma anche collaterali, come quelle linguistiche o informatiche.

Ebbene?



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