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SCUOLA/ I presidi (e i genitori) che non sarebbero piaciuti a Manzoni

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Il liceo classico Manzoni di Milano (Foto: www.liceomanzoni.net)  Il liceo classico Manzoni di Milano (Foto: www.liceomanzoni.net)

Credo anch’io che le ripetenze non servano a molto, e che l’ideale sarebbe la possibilità di costruire percorsi personalizzati per ogni studente, o quanto meno per studenti del medesimo livello. Ma questo è appunto “l’ideale”: la dura realtà, ma realtà, è che i percorsi sono standardizzati e uguali per tutti (coloro che abbiano scelto un medesimo indirizzo); quindi, o lo studente si adegua al percorso (e non viceversa) o al percorso non può che rinunciare, dal momento che non riesce a percorrerlo. 

La soluzione più adottata e che riscuote maggior successo – soprattutto, inutile dirlo, tra i genitori – è quella di “semplificare”, diciamo così, il percorso, cioè abbassare drasticamente i livelli di insegnamento/ apprendimento. I risultati di simile politica sono sotto gli occhi di tutti: penalizzazione delle eccellenze, mediocrità dei risultati raggiunti e, last but not least, diminuzione del numero dei laureati; una delle cui cause, a mio avviso non abbastanza messa in luce, è il fatto che la scuola superiore non prepara più in maniera adeguata ad affrontare gli studi universitari.

Insieme a questa personalizzazione dei curricula, dovrebbe essere introdotta anche la da molti auspicata abolizione del valore legale del titolo di studio, che toglierebbe ragion d’essere alle stesse ripetenze: non ci sarebbe più una soglia minima di conoscenze-competenze che è necessario raggiungere per essere ammessi al livello successivo o per poter uscire dal sistema; al termine del percorso curriculare, allo studente verrebbe rilasciato un certificato che attesta i livelli di competenze e conoscenze da lui acquisiti, qualsiasi essi siano.

Mancando le condizioni sopra sommariamente descritte, perché accanirsi contro e penalizzare quei sempre meno numerosi docenti che con eroica ed encomiabile tenacia cercano di fare quello che è il loro lavoro, cioè insegnare? E insegnare può anche significare dover dire a qualcuno “Non hai studiato abbastanza” o “Non hai studiato nel modo giusto” (dandogli la valutazione che si merita, foss’anche – Dio non voglia! – un quattro) o “Questo percorso di studi non è quello che si confà alle tue caratteristiche cognitive: è meglio se cambi”.

Non è ulteriormente tollerabile che le aporie e i paradossi di un sistema al collasso, quello della scuola italiana, palesemente inadeguato al conseguimento dello scopo per cui esiste, vengano fatte ricadere sulle spalle degli insegnanti!



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