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SCUOLA/ Il voto? Attenti alla logica dello "scambio"

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Nel liceo classico in cui da anni insegno latino e greco, più di una volta mi è capitato di correggere i compiti in comune con i colleghi, cioè, dopo aver assegnato compiti identici nelle rispettive classi, di correggere gli elaborati insieme, talvolta a coppie, talvolta in un gruppo più ampio: ma (a parte sporadici casi in cui si chiede un estemporaneo parere tecnico) questo è avvenuto sempre dopo un lavoro comune di preparazione del compito, il che è stato possibile per una certa stabilità del gruppo, che ha portato nel tempo cordialità e stima per il collega e per il suo lavoro.

Una valutazione comune infatti può appunto scaturire solo dopo un lavoro comune tra docenti: tra l’altro l’abitudine a tale lavoro ridimensiona in parte anche l’idea di autonomia dell’insegnamento, che è legittima e doverosa (nessuno mi può imporre strategie educative o percorsi obbligati di apprendimento), ma che può spesso sconfinare nell’individualismo e nell’incapacità di confronto.

La proposta che quest’anno è partita da alcuni colleghi della scuola e che ha trovato consenso in tutti i docenti che vi si dovranno coinvolgere, sebbene formalmente possa sembrare coincidente, è radicalmente diversa da quella di scambi incrociati a proposito dei quali ho recentemente letto alcuni interventi; è diversa a partire dallo scopo, che non è innanzi tutto quello di raggiungere l’omogeneità o tranquillizzare i genitori, ma di aiutare gli studenti dell’ultimo anno ponendoli in una situazione in parte simile a quanto avverrà in sede di esame di Stato. 

Nelle ultime classi infatti (quelle cioè i cui alunni dovranno sostenere l’esame a fine anno) quest’anno (per motivi di orario) l’insegnamento di latino e di greco è affidato non a un unico insegnante, come per lo più capita, ma a due persone distinte. Poiché all’esame di Stato quest’anno ci sarà come II prova scritta latino e il commissario che la correggerà sarà il membro esterno di latino e greco, i colleghi di latino hanno deciso di svolgere contemporaneamente in tutte le classi, in maggio, una simulazione di II prova, scegliendo un unico testo; la correggeranno però i colleghi di greco. Osservo però che tale scambio avviene con uno scopo preciso e che, ancora una volta, è possibile solo per una certa intesa, consolidata dagli anni, presente tra i colleghi.

Da tutto questo si vede come ritengo assolutamente improponibile la prassi tout court di scambi sistematici di verifiche tra colleghi. Tanto varrebbe affidare tutto (insegnamento compreso) a un computer (considerato, con un atteggiamento un po’ mitico, “oggettivo”, sempre nel riduttivo senso di “neutrale”): per parafrasare Eliot, vagheggiando un sistema scolastico talmente perfetto che l’insegnante risulterebbe inutile. 

Spesso sembra che i vincoli imposti (o autoimposti) abbiano la pretesa proprio di arrivare a questa “perfezione” che ha perso di vista lo scopo.



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