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SCUOLA/ Quegli analfabeti di ritorno ai quali nessuno rimprovera più nulla

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Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (Immagine d'archivio)  Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (Immagine d'archivio)

Attenzione: qui non si sta parlando delle quattro parole maldestramente messe in fila da adulti poco scolarizzati in rarissime occasioni, per lo più private. Quello cui oggi assistiamo è un fenomeno diverso, di cui sono protagoniste persone con grado d’istruzione anche elevato per le quali la redazione di testi è parte integrante dell’attività lavorativa, in una temperie socio-culturale che ha visto crescere in modo esponenziale, insieme alla complessità organizzativa, la mole di testi funzionali.

Le nuove tecnologie non sono certamente imputabili di avere creato un problema la cui analisi è ben più complessa. Si può dire almeno che lo enfatizzino? Certamente, per diversi motivi. In primo luogo, perché hanno reso possibile una rapidità di produzione di documenti scritti prima inimmaginabile; in secondo luogo, perché con grande facilità qualunque accozzaglia di segni linguistici assume un aspetto esteriore uguale a quello dei testi stampati, il che ha reso ondivago e impercettibile il confine tra il prodotto privato e approssimativo, della cui modesta levatura in passato l’autore era consapevole, e il testo degno di essere adibito a una destinazione pubblica. Il terzo motivo è legato all’enorme prestigio del mezzo, che fa sì che non la qualità del testo ma l’abilità nell’uso della macchina sia sentita come la prima fonte di legittimazione. 

Per tornare alla scuola, non si passa indenni attraverso interi lustri in cui, significativamente, l’informatica (in senso assolutamente generico) è stata una priorità a cui le diverse discipline sono state chiamate a rendersi funzionali. Il prestigio sociale di un sapere è fondamentale nel determinare l’atteggiamento di colui che insegna e di colui che deve imparare, rendendo il primo più o meno sicuro e determinato, il secondo più o meno attento e gratificato dai risultati. Tanto più quando l’abilità nell’uso di certi mezzi è dichiarata necessaria per accedere a un buon futuro professionale e la loro esibizione in forme sempre nuove e ultimo modello permette di accreditarsi fin da subito tra coloro che “possono”, mentre, d’altro canto, la correttezza di scrittura si trasmette e si ottiene attraverso strumenti di valore economico insignificante e pare aprire la strada solo a carriere in rapida discesa nella scala della ricchezza e della considerazione sociale.

E infatti, mentre sempre più spesso voci anche scientificamente autorevoli suggeriscono dubbi sul destino di generazioni sottoposte in modo massiccio, si può dire dalla nascita, a connessioni continue e multiple, dai responsabili della scuola, da cui sarebbe ragionevole attendersi cautele, giungono solo esortazioni ( quando non obblighi) a correre più velocemente in questa direzione, senza mettere in preventivo, a quanto si sa, neppure qualche strumento di monitoraggio degli esiti.



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COMMENTI
02/03/2013 - Il grande linguista... (Giorgio Israel)

"Non ditemi che correggete ancora gli errori di ortografia". Eppure, quando scrissi "Modelli matematici" per la sua collana "Libri di base" ci litigai un'ora per regole di lana caprina come il fatto che vietava assolutamente di mettere la d dopo la e davanti a una vocale... Poi, si è buttato alla rottamazione dell'ortografia. Autorevolezza di grande linguista? Piuttosto un mediocre che, per far carriera politica, si è dato alla peggiore demagogia e merita la medaglia d'oro per la distruzione della scuola italiana. Se avessimo mandato in pensione in tempo personaggi del genere oggi non saremmo alle prese con l'analfabetismo alla Grillo, che in piena coerenza con la demagogia demauresca vuole fare valutare gli insegnanti direttamente dai propri allievi (analfabeti). Invece, c'è chi da credito ancora a questi pessimi maestri.

 
02/03/2013 - Scrivete più scuro, leggerete più chiaro (Sergio Palazzi)

Così Febo Conti in un carosello della biro "nero di china". Le regole ortografiche, in ogni linguaggio, servono semplicemente a rendere la comunicazione più nitida ed efficace. Cominciando dagli appunti che uno prende per sé. Non vale solo per l'italiano corrente: quanti sono i beceri che, in un progetto o in una planimetria, scrivono mc ed mq anziché m³ ed m² perché semplicemente non sanno che i due apici fanno parte del codice ASCII fin dalle origini? Ma il giorno in cui capisci che scrivendo "A=12 m²" ogni simbolo ha esattamente il valore e la funzione che hanno quelli dell'espressione "x=3y³+2" hai fatto un passo decisivo nella comprensione logico-matematica. Eppure, la maggior parte degli studenti non coglie il valore di saper scrivere ogni grandezza nella forma "simbolo|uguale|valore|unità". Essere esatti e rigorosi è una cosa da pedanti e da sf*ati? Poi un giorno scopri che scrivere ordinatamente tutti i passaggi di un problema scientifico o tecnico ti permette di trovare con maggiore facilità la soluzione, di finire presto e di andare a divertirti; mentre chi scrive in modo disordinato, e non rispetta l'ortografia del suo codice, fatica molto di più e non è mai sicuro di quel che ha fatto. Fosse per quello che un capolavoro di chiarezza e profondità come il Sistema Internazionale delle unità di misura da' fastidio a tanti insegnanti trasandati? pare brutto che uno studente riesca a capire meglio e a divertirsi di più? Correggete l'ortograffia, cari colleghi di italiano!