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SCUOLA/ Quegli analfabeti di ritorno ai quali nessuno rimprovera più nulla

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Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (Immagine d'archivio)  Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (Immagine d'archivio)

È luogo comune che la scuola elementare sia il segmento migliore del nostro sistema di istruzione. Anche per questo, forse occorrerebbe prudenza nel considerare sempre e comunque migliorativo l’apporto tecnologico: perché rischiare di compromettere qualcosa che funziona? In ogni caso, senza mancare di rispetto a nessuno, si potrebbe forse osservare che le gravi difficoltà in cui si dibatte la scuola media di primo grado interrogano i risultati del ciclo precedente che, seppure buoni, non appaiono però molto solidi, vista la rapidità con cui si deteriorano quando il rinforzo non è più continuo ed esclusivo. Quando si tratta, insomma, di usare lettura e scrittura per fare altro, quando si deve leggere un libro non per fare esercizio di lettura ma per trarne informazioni o sintesi, ad esempio. Quando si deve scrivere non per esercitarsi a scrivere correttamente ma per esprimere un pensiero o esporre un’informazione. Quando i tempi della comunicazione accelerano, rendendo insufficiente l’apprendimento osmotico, per immersione nell’ambiente, e richiedendo anche il sussidio di lettura e scrittura individuale.

La scuola reagisce generalmente prolungando, da un ciclo all’altro, le attività di rinforzo diretto delle abilità di base, rallentando i ritmi, rarefacendo le informazioni, diluendo i concetti.

Un allievo del biennio della secondaria di secondo grado ha normalmente interiorizzato questo schema: non è necessario che ricordi niente di ciò che gli è stato già insegnato, tutto verrà ripetuto. I contenuti specifici dell’insegnamento dell’italiano sono in sé poco importanti, sono in realtà soltanto un materiale tra i molti possibili per esercitare le abilità di base, il cui rinforzo è compito prioritario della scuola. Della scuola, appunto. Non dello studente. Nessuno chiede a lui di cambiare. Nessuno gli chiede conto delle tante occasioni in cui gli è già stato insegnato ciò che si permette di non ricordare. Nessuno gli imputa nulla. Ma se non ti imputano nulla non sei un uomo, sei la materia di un ciclo di lavorazione che deve funzionare malgrado te, su cui altri indagano, correggono e progettano.

Sic rebus stantibus, l’insegnante di italiano del biennio può fare qualcosa?

(1/2 − continua)



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COMMENTI
02/03/2013 - Il grande linguista... (Giorgio Israel)

"Non ditemi che correggete ancora gli errori di ortografia". Eppure, quando scrissi "Modelli matematici" per la sua collana "Libri di base" ci litigai un'ora per regole di lana caprina come il fatto che vietava assolutamente di mettere la d dopo la e davanti a una vocale... Poi, si è buttato alla rottamazione dell'ortografia. Autorevolezza di grande linguista? Piuttosto un mediocre che, per far carriera politica, si è dato alla peggiore demagogia e merita la medaglia d'oro per la distruzione della scuola italiana. Se avessimo mandato in pensione in tempo personaggi del genere oggi non saremmo alle prese con l'analfabetismo alla Grillo, che in piena coerenza con la demagogia demauresca vuole fare valutare gli insegnanti direttamente dai propri allievi (analfabeti). Invece, c'è chi da credito ancora a questi pessimi maestri.

 
02/03/2013 - Scrivete più scuro, leggerete più chiaro (Sergio Palazzi)

Così Febo Conti in un carosello della biro "nero di china". Le regole ortografiche, in ogni linguaggio, servono semplicemente a rendere la comunicazione più nitida ed efficace. Cominciando dagli appunti che uno prende per sé. Non vale solo per l'italiano corrente: quanti sono i beceri che, in un progetto o in una planimetria, scrivono mc ed mq anziché m³ ed m² perché semplicemente non sanno che i due apici fanno parte del codice ASCII fin dalle origini? Ma il giorno in cui capisci che scrivendo "A=12 m²" ogni simbolo ha esattamente il valore e la funzione che hanno quelli dell'espressione "x=3y³+2" hai fatto un passo decisivo nella comprensione logico-matematica. Eppure, la maggior parte degli studenti non coglie il valore di saper scrivere ogni grandezza nella forma "simbolo|uguale|valore|unità". Essere esatti e rigorosi è una cosa da pedanti e da sf*ati? Poi un giorno scopri che scrivere ordinatamente tutti i passaggi di un problema scientifico o tecnico ti permette di trovare con maggiore facilità la soluzione, di finire presto e di andare a divertirti; mentre chi scrive in modo disordinato, e non rispetta l'ortografia del suo codice, fatica molto di più e non è mai sicuro di quel che ha fatto. Fosse per quello che un capolavoro di chiarezza e profondità come il Sistema Internazionale delle unità di misura da' fastidio a tanti insegnanti trasandati? pare brutto che uno studente riesca a capire meglio e a divertirsi di più? Correggete l'ortograffia, cari colleghi di italiano!