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SCUOLA/ Burocrati o leader educativi? Presidi a convegno

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Ora è giunto il momento di ripensare la figura ed i compiti della direzione di scuola, considerata non più come periferia dello Stato, ma come vera impresa sociale, fondata su ragioni ideali, a servizio delle persone e delle proprie comunità.

Proprio di questo si discute nel 20° Convegno nazionale dell’Associazione dirigenti DiSAL sul tema appunto “Dirigenti scolastici, risorsa decisiva per il futuro delle scuole dal 21 al 23 marzo a Tivoli Terme. Con la collaborazione, poi, della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, il confronto si allargherà alla dimensione europea, alla ricerca di suggerimenti per nuove prospettive in Italia.

Da molte parti, anche istituzionali, queste prospettive si dirigono verso un certo tecnicismo dilagante, una voglia di tecnocrazia e di fiducia salvifica nelle tecnologie. Senza nula togliere alla sfida epocale delle nuove tecnologie, questa prospettiva non appassiona i presidi di DiSAL, poiché sembra celare un vuoto di fiducia nel valore della persona, nelle sue motivazioni e nei significati che danno vigore al suo agire.

Curare e sostenere l’avventura della conoscenza e l’intrinseca dimensione educativa è invece il cuore del compito direttivo nelle scuole.

Secondo l’Agenzia Europea Euridyce (2010) si tratta di una professione “cruciale” per il futuro e per la qualità delle scuole in Europa; secondo l’assemblea Ocse (New York, marzo 2010) è urgente il recupero di una nuova identità, che corrisponda alle nuove attese delle comunità sociali. 

È evidente in tutti i contesti europei che una buona direzione di scuole fa la differenza. Assieme ovviamente ad una preparazione adeguata, l’elemento cruciale di una identità adeguata è una visione chiara della propria “missione” e la conseguente capacità di coinvolgere la comunità professionale.

3. Alla delineazione di una nuova funzione direttiva debbono concorrere due fattori: un’identità e un chiaro soggetto cui rispondere. 

L’identità dovrà essere quella di una guida della scuola  dove il primato della cultura e della relazione educativa informi di sé tutti gli elementi organizzativi. Esattamente l’opposto dell’oggi che si manifesta, tra l’altro, in un particolare non di poco conto: diversamente dalla quasi totalità dei sistemi scolastici internazionali, al capo di istituto in Italia (tranne che nelle scuole paritarie) è vitetato un diretto e proporzionato rapporto con l’attività di insegnamento. 

Occorre qundi avviare la delineazione di una nuova figura di direttore di istituto (o dirigente dell’educazione), guardando alla scuola come vera e propria “impresa sociale” e quindi sviluppando il compito direttivo più rivolto alle responsabilità da manifestare verso tutti i soggetti del territorio e della comunità locale che non verso l’apparato centrale dello Stato.



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COMMENTI
20/03/2013 - Due cose che nessuno commenta (Mauro Monti)

L'articolo di Pellegatta ha il grande pregio di evidenziare due questioni che nessuno sembra curare: il dimensionamento disfunzionale delle scuole (rispetto al loro compito) e il sovraccarico di compiti a cui il preside italiano è sottoposto. Ci si stupisce dei ritardi dei processi di innovazione, dimenticando che essi vanno accompagnati e diretti con una attenzione alla didattica che diventa impraticabile con l'elefantiasi delle istituzioni e con il continuo dirottamento di energie sulle questioni meno essenziali. L'attenzione alla scuola non è solo quella alle sue risorse, ma anche e soprattutto ad un modello organizzativo che consente di realizzare la sua missione.

 
20/03/2013 - Leader educativi: uno slogan! (enrico maranzana)

“Curare e sostenere l’avventura della conoscenza e l’intrinseca dimensione educativa è il cuore del compito direttivo nelle scuole”. Proposizione da decifrare. La “promozione di capacità e di competenze ATTRAVERSO conoscenze e abilità” è la finalità della scuola. Il dirigente scolastico ha la responsabilità di “animare” gli organismi responsabili della progettazione formativa, della progettazione educativa, della progettazione dell’istruzione, vincolando la loro attività al rispetto del mandato che hanno ricevuto. Lo scritto sembra non tener presente che educare è un problema complesso e, come per andar sulla luna, è necessaria l’attività congiunta di diversi soggetti: il compito del dirigente scolastico è quello di portare a unità, coordinandola, il lavoro degli operatori scolastici. Una questione che è stata sgrossata nello scritto visibile in rete “Chi ostacola la riqualificazione del lavoro del docente?”