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SCUOLA/ Bertagna: i test di ingresso? No, sarebbe un ritorno a Gentile

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I test d’ingresso entrano nelle scuole medie. Alcuni licei, istituti tecnici e convitti hanno svolto nei mesi di gennaio e febbraio scorsi diverse prove per limitare gli accessi. Sono scritti di matematica e italiano, inglese e tedesco, di logica e di musica destinati a chi sta frequentando la terza media e con largo anticipo ha già scelto la scuola dove approdare. I risultati di questi test serviranno a presidi e rettori delle superiori per fare selezione basandosi sui meriti, le conoscenze e le attitudini. Nel frattempo si sono scatenate le polemiche: c’è chi parla di tradimento della Costituzione, chi dice che non si può fare selezione quando ancora si deve assolvere l’obbligo scolastico, chi fa notare che una scrematura ci vuole, semplicemente perché le scuole non possono incrementare a dismisura i frequentanti senza compromettere la stessa attività didattica. Ilsussidiario.net ha chiesto l’opinione di Giuseppe Bertagna, pedagogista, artefice dell’allora riforma Moratti.

Che ne pensa, professore?
Se per selezione si intende orientamento formativo sono d’accordo. Dall’infanzia all’università. Anche nei corsi di laurea del mio Dipartimento, ad esempio, facciamo prove di ingresso. Certo non quiz alla Profumo. Ma le prove iniziali, anche osservative e quindi prolungate nel tempo, servono per capire come impostare l’offerta formativa, così da dare a ciascuno l’occasione di percorsi personalizzati. Chi deve fare gli Ofa, chi può iscriversi ai corsi avanzati, chi accede a quelli normali, chi ha bisogno di tutorato personale o di gruppo, chi può allinearsi soltanto con alcune attività di studio sussidiario, ecc. Insomma, un modo per aumentare la qualità dei corsi, ma senza perdere nessuno.

Non pare però che questa sia l’ottica delle iniziative intraprese. Anche per questione di posti disponibili, i test di ingresso intendono scegliere i più adatti ad un determinato corso di studio, interpretano il merito come eccellenza nell’adattamento alle richieste formulate a priori dal tipo di scuola.
Se è così meglio tornare a Gentile. Era un sistema più serio - dico quello di Gentile, non del fascismo, poi purtroppo continuato con la Repubblica -. Allora il sistema di istruzione serviva a un solo scopo: trovare nei cento che partivano in prima elementare i due che potevano andare fino all’università e che quindi avrebbero potuto diventare classe dirigente.

Gentile voleva selezionare i migliori culturalmente.
È così. Di fatto, per il modo con cui poi il fascismo applicò la sua riforma e per il modo con cui purtroppo si è conservata fino a noi, si selezionavano (si continuano a selezionare come ci conferma il recente Rapporto Bes: Benessere Equo e Solidale 2013 dell’Istat), soltanto i favoriti sociali.

Se era così serio perché non possiamo tornare a Gentile?



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