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SCUOLA/ I "contributi volontari", brutta pagina di una macchina senza governo

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Senza questo “contributo” le scuole superiori, in poche parole, sarebbero costrette a chiudere, o quasi, i battenti; senza laboratori, senza innovazione, con scarsa sicurezza, senza alcuna garanzia per i servizi logistici ed organizzativi. Non sarebbero più in grado, cioè, di offrire tutti quei servizi che ogni giorno i nostri studenti usufruiscono, gli stessi che garantiscono qualità e puntualità al quotidiano lavoro scolastico.

Ovviamente, non sono i presidi a decidere in modo autonomo. La decisione spetta ai consigli di istituto, alla presenza, dunque, dei rappresentanti degli studenti, dei docenti e dei genitori. Le modalità, poi, di impiego di questo “contributo” è sempre bene che vengano presentate, in una apposita assemblea, a tutti i genitori. Per una reale condivisione.

Il contributo può variare dalle 100 alle 150 euro annue, a seconda delle complessità e della spinta innovativa delle singole scuole. Il problema è che, rispetto agli anni scorsi, anche nel nostro Veneto sono in forte aumento, non solo tra gli stranieri, le richieste di esonero da parte di famiglie in difficoltà dal versamento di questo contributo.

E come già avviene in molte scuole, i presidi, sulla base di una certificazione Ise (indicatore situazione economica), accolgono queste richieste di esonero, cioè accolgono comunque queste famiglie, anche senza questo versamento. Perché la scuola sia sempre aperta a tutti, cioè reale “servizio pubblico”. Non solo. Nelle scuole si sta creando la buona abitudine di costituire dei “fondi di solidarietà” nei propri bilanci, in modo da garantire a tutti la frequenza. Per cui il “contributo” di tutti consente di dare una mano a chi è in difficoltà.

Questo “contributo”, infine, è giusto ricordarlo, rientra tra le “erogazioni liberali” detraibili per legge.

Con l’aiuto fondamentale delle famiglie, dunque, nonostante le mille difficoltà, le scuole cercano ogni giorno di consentire ai giovani d’oggi tutte le migliori opportunità per il loro futuro. Le famiglie sono dunque l’ultima frontiera “sussidiaria” della crisi attuale. Lo Stato vuol tagliare anche loro?



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