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SCUOLA/ A chi conviene lasciare i dirigenti con l'autonomia a metà?

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Durante l’ultimo week end si è tenuto a Tivoli l’annuale Convegno Nazionale Disal. L’associazione, unica in Italia, che raccoglie dirigenti scolastici sia di scuola statale sia di scuola paritaria, ha proposto ai propri associati il tema: Dirigenti scolastici risorsa decisiva per il futuro delle scuole, utile a ribadire lo statuto dell’associazione che fonda la professione della dirigenza non solo sulle capacità manageriali, ma su una leadership attenta all’aspetto educativo ed alla costruzione di una comunità educante.

Il dibattito, arricchito dalla presenza di autorevoli ospiti, studiosi ed opinion leadears, ha puntato a tracciare quale possa essere il profilo di una dirigenza scolastica, i suoi compiti, le sue responsabilità, la sua importanza per il positivo futuro del nostro sistema scolastico.

Come hanno messo in evidenza Antonio Cocozza, Vittorio Campione ed Antonio Petrolino, la nuova figura di dirigente scolastico prende corpo dopo l’approvazione della legge sull’autonomia, con la trasformazione non solo nominale ma, negli intenti, sostanziale dalla figura di preside a quella di dirigente scolastico: una leadership con compiti e responsabilità aumentate in funzione della gestione di una scuola “autonoma” non ancorata alla gestione centralizzata. Un modello di leadership, tuttavia, non attuato, poiché il rallentamento del processo autonomistico ne ha impedito la piena realizzazione.

Tutti gli interventi hanno mostrato che un compito fondamentale di chi dirige una scuola è quello di definire la sua identità, di chiedersi con i propri docenti quali sono i percorsi educativi, di definire quale idea comune si ha della disciplina, di costruire una uniformità nella valutazione. Questo con lo scopo ben preciso di costruire un progetto che, stabilita l'identità, è quello di animare la scuola per recuperarla ad una logica culturale dove i dirigenti saranno la carta vincente solo se sapranno risvegliare e motivare la passione professionale di chi opera con loro.

L’identità della scuola, oggi, non può prescindere dalla realtà del territorio su cui insiste, per diventare punto di riferimento sia per le famiglie sia per le istituzioni. In questo senso si può pensare alla scuola come impresa sociale. Non si può semplificare pensando che una scuola è impresa sociale perché si occupa di istruzione: lo è se solo se viene finalizzata al perseguimento dell'interesse generale diventando comunità educante eticamente responsabile.

Ampio spazio sia negli interventi, sia nel dibattito è stato dato al nuovo mandato ed al conseguente ruolo che nella scuola di oggi deve assumere il dirigente scolastico per essere guida autorevole ed efficace al richiesto cambiamento del sistema scolastico.



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