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SCUOLA/ Tfa speciale, al via la "giusta sanatoria". Con alcune questioni aperte

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

La prova nazionale, che dovrà tendere ad accertare le capacità logiche, di sintesi e linguistiche del candidato (punteggio fino a 35 punti), suscita diversi interrogativi. Da una parte il decreto ribadisce che l’iscrizione ai percorsi speciali non è subordinata a prove d’accesso; dall’altra, a quanto si sa, dice che la prova nazionale non ha valore selettivo, ma è funzionale a determinare una graduatoria per l’ingresso nei Tfa speciali che dovrebbero suddividersi in tre annualità (2012-13, 2013-14 e 2014-15). Il punteggio acquisito nei test, tuttavia, diventerà parte integrante dell’abilitazione finale. Qui c’è contraddizione: se è vera la prima ragione, non può essere determinante anche la seconda.

Cosa pensa della differente valutazione in termini di punteggio nelle graduatorie di II fascia di istituto per chi ha fatto i Tfa speciali? È una discriminazione?
Il riferimento ad una nuova tabella per l’iscrizione nella II fascia della graduatorie d’istituto si deve ad una delle condizioni, condivisibili, poste dalla Commissione Cultura della Camera che, esprimendo lo scorso febbraio parere favorevole sulle abilitazioni speciali, osservò che occorreva differenziare − attraverso i punteggi da attribuire − la condizione di coloro che avrebbero sostenuto il Tfa speciale da quella di coloro che stessero partecipando al Tfa ordinario, onde evitare che la mera anzianità possa valere più del merito.

Un commento sull’aspra polemica che ha opposto “specialisti” e partecipanti al Tfa ordinario?
Come detto, c’è l’impressione che si tratti di una sanatoria, ingenerata soprattutto dall’essere risaliti, per il calcolo del servizio svolto, agli anni 1999/2000, cioè a ben prima della chiusura delle Ssis. E questo è certamente ingiustificato. Ma qui si è inserita la mano dei sindacati, sempre pronti a premere per la riapertura delle graduatorie ad esaurimento degli abilitati. Su questo punto (la non riapertura, pena lo sconvolgimento di tutto l’assetto) bisognerà vigilare.

Vuole ricordare a che punto siamo con il Tfa ordinario? Quali sono le maggiori difficoltà e da che cosa dipendono?
Attualmente i maggiori disservizi provengono dall’eccesso di autoreferenzialità delle università che hanno comportamenti molto differenti: alcune si impossessano in maniera discrezionale di una buona parte delle 475 ore di tirocinio; altre spostano la sede dei corsi in altra città, creando grave disagio soprattutto a quei tirocinanti che sono in servizio; altre ancora sono gravemente in ritardo nell’accreditamento delle scuole in cui i tirocinanti possono recarsi. Non mancano ovviamente le situazioni virtuose. Ad ogni modo, nell’ambito di una riunione tecnica sul Tfa svoltasi qualche giorno fa al Miur, pare che il ministro abbia parlato di «autonomia, ma non responsabilità» a proposito di spesa e gestione dei percorsi da parte delle università. Evidentemente, c’è molto da rivedere.

Auspici, elementi di preoccupazione?
Riteniamo che, una volta completato il primo giro dei Tfa ordinari e partiti gli speciali (presumibilmente a giugno), l’intero iter della formazione iniziale, in gran parte stravolto in corso d’opera, debba essere rivisto. Bene la divisione fra abilitazione e reclutamento, che resiste. Alla luce di quanto è accaduto in ambito Tfa, tuttavia, si dovrebbe arrivare ad un sistema più semplificato, che magari conferisca più importanza alle esperienze di tirocinio attivo nella scuola, senza nulla togliere alla verifica delle competenze, delle conoscenze e delle attitudini dei giovani insegnanti.



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