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SCUOLA/ Editoria digitale, le case editrici: i docenti sono indietro

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Dal punto di vista normativo, il problema dei libri digitali si è affacciato all’orizzonte già nel 2004, proseguendo significativamente col DM n. 41/2009 (caratteristiche tecniche e tecnologiche dei libri di testo), ma è balzato all’onore della cronaca nel 2012, a causa dell’accelerazione impressa in tale direzione dal ministro Profumo, con la CM n. 18 (Indicazioni operative per l’adozione dei libri di testo nell’a.s. 2012/2013) e soprattutto con la Legge n. 221 che confermava il DL n. 179 (art. 11 dell’Agenda digitale per l’istruzione e la cultura digitale). 

La Circolare sulle adozione del gennaio 2013 ha confermato il passaggio ai libri di testo nella nuova versione digitale, da realizzare gradualmente a decorrere dalla adozioni per l’anno scolastico 2014/2015. Ma, nonostante ciò, i rappresentanti delle diverse case editrici sono stati unanimi nell’affermare che uno dei fattori che maggiormente blocca la loro programmazione editoriale è l’incertezza normativa, in quanto si è in attesa dell’adozione di un apposito decreto ministeriale che definisca le caratteristiche tecniche dei libri digitali. 

Come usare la nuova tecnologia? Carlotto, editor della Zanichelli, ha ammesso che non c’è “la” risposta al problema, ma occorre essere sperimentali e mantenere questa caratteristica per adeguarsi alle possibilità della tecnologia e alle richieste del mondo scolastico. Giliberti, della De Agostini, ha segnalato che il loro sforzo attuale è rendere i libri digitali utilizzabili sia dalle Lim (lavagna interattiva multimediale) che dai tablet, dagli smartphone e quant’altro è sul mercato e perciò utilizzabile dallo studente. Quadrino, della Garamond, ha prospettato un cambio di funzione per l’editore: nella nuova realtà si sarà chiamati ad essere erogatori di servizi e già ora Garamond si muove in questa direzione, avendo 70mila associati alla piattaforma che mette a disposizione dei docenti. A suo avviso le piattaforme convoglieranno contributi liberi, quindi i lavori non saranno basate sul copyright, ma sulla capacità di creare reti. Ferri, della Mondadori, ha impostato il suo intervento inquadrando dal punto di vista culturale la sfida che si apre coi libri di testo digitali e sintetizzandola con la frase “Il miglior modo di predire il futuro è inventarlo”. Anche Di Meglio, della Pearson Italia, ha voluto parlare della filosofia con cui la sua casa editrice (che comprende la Bruno Mondadori e la Paravia) propone il libro digitale, sintetizzandola nel motto “Nato non per sostituire gli strumenti tradizionali di insegnamento, ma progettato per completarli”. 

Ma non sono solo le grandi potenze editoriali alle prese con l’editoria digitale. Anche Mauri, della Principato, è intervenuto sottolineando, nel suo caso, la difficoltà per la mancanza di uno standard riconosciuto riguardo il libro digitale, ancor più rilevante in un panorama tecnologico in continua evoluzione, che cambia radicalmente in breve tempo. Mollica, di Laterza, ha analizzato la nostra situazione citando un dato: fra i paesi Ocse, l’Italia è al terz’ultimo posto per l’utilizzo per scopi didattici del computer (nelle Primarie lo utilizzano il 6% degli studenti).



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