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SCUOLA/ La "riforma" dell'anno in meno rischia di fallire, ecco perché

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L’atto di indirizzo emanato recentemente dal ministro Profumo ripropone l’idea di anticipare dai 19 ai 18 anni di età l’uscita “regolare” dello studente dal percorso scolastico (punto c della quinta priorità). Idea questa non nuova, la cui attuazione era stata tentata con poca fortuna quindici anni fa dall’allora ministro Luigi Berlinguer e che, successivamente, anche altri ministri avevano, anche se meno clamorosamente, accarezzato.

L’argomento portato tanto da Berlinguer quanto dai suoi successori per sostenere la proposta - permettere ai giovani italiani di affacciarsi al mondo del lavoro in condizioni di parità con i loro coetanei europei - appare però piuttosto debole, sia perché in Europa anche su questo punto ci sono ancora in realtà molte differenze tra i diversi sistemi formativi, sia perché sembra scontrarsi con alcune impossibilità “pratiche” (come eliminare un anno “interno” all’attuale percorso del primo ciclo come proponeva Berlinguer), ma anche con la constatazione che la soluzione più semplice - far cadere l’ultimo anno di scuola secondaria - accanto ad alcune questioni pratiche pone l’impegno ad una sua completa ristrutturazione.

Un ulteriore tentativo, per la verità non sempre chiaramente collegato all’obiettivo di ridurre di un anno il percorso scolastico, è stato più recentemente compiuto aprendo alla possibilità di anticipare di un anno la frequenza alla scuola primaria. 

Se realmente si vuol riprendere la proposta di anticipo occorre però sostenerla con ragioni più solide di quelle fino ad ora portate, e in particolare legare questa scelta ad un effettivo riassetto del sistema formativo. Solo a questo punto sarà possibile fare una valutazione del rapporto costi-benefici. Due ragioni inerenti la condizione del nostro sistema formativo possono correttamente essere richiamate. 

La prima riguarda in particolare la scuola secondaria che, nel triennio conclusivo e con una distribuzione molto differenziata tra percorsi liceali e percorsi tecnico-professionali, è segnata da una presenza quasi maggioritaria di studenti maggiorenni: tutti i frequentanti l’ultimo anno più una parte vicina al 50 per cento degli studenti che frequentano il penultimo anno e che in momenti diversi e per ragioni diverse si trovano in ritardo rispetto ai tempi formalmente previsti.

Questa, che potrebbe sembrare una questione di non molto peso è invece rilevante se guardiamo il problema che può essere chiamato “della condotta” e che oggi, forse più che nel comportamento, ha il suo volto più rilevante nell’abbandono nascosto: quello cioè degli studenti che frequentano un corso scolastico ma che di fatto non ne traggono nulla in termini di apprendimento effettivo.

L’insieme delle regole previste nella scuola sono pensate in funzione di uno studente “minorenne” ancora sotto tutela: ma per il maggiorenne occorrerebbe un approccio diverso. In un unico contesto organizzativo e per lo stesso gruppo è però molto difficile immaginare due regimi disciplinari significativamente diversi. 



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