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SCUOLA/ Corsi di recupero, una soluzione c'è. Nonostante i sindacati

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L’evidenza di queste osservazioni era innegabile, ma ideologicamente contraria fu sempre “l’area sindacale”, che tifava per il “tempo pieno” come soluzione di tutti i mali e di fatto proteggeva la richiesta corporativa dei docenti che volevano solo entrare in classe, lanciare (con livelli di destrezza molto diversi) i loro missili e poi correre a casa.

Ma la non trattazione del recupero ha reso i livelli culturali delle classi sempre più ineguali e via via sempre più ingestibile il lavoro a classe intera, per cui il problema delle classi ingovernabili, anche se sottaciuto, sta diventando e spesso è già diventato la vera e continua emergenza della scuola.

Incredibilmente, accanto alle dichiarazioni sulla necessità di personalizzare l’insegnamento presentissime fin dai nuovi programmi della media del ’79, nella scuola di Stato si è esteso, fino agli attuali curricoli giganteschi di 1000 ore annue, solo il lavoro a classe intera che è oggi il più routinario, burocratico e irresponsabile. Le riunioni periodiche sulla valutazione e sul giudizio finale oscillano costantemente tra dichiarazioni ottimistiche di maniera (...i ragazzi si sono impegnati secondo le loro possibilità) a dichiarazioni disperatamente nostalgiche (...ormai quasi nessuno sa leggere e scrivere decentemente) che però di solito convergono nella fatidica promozione, perché il ripetente è ancora meno gestibile del carente e poi la classe che segue ne verrebbe pesantemente gravata. I corsi di recupero sono oggi solo la residuale dichiarazione inutilmente intimidatoria verso l’alunno “lazzarone”.

La scuola già oggi potrebbe avere tranquillamente ed efficacemente due piani di lavoro come attività ordinaria: da un lato il lavoro a classe intera e dall’altro una quantità consistente, dotata di circa un quarto del tempo docenza totale, di attività mirate di sostegno e recupero attuate in parallelo alle lezioni in tutto il corso dell’anno. E tutto a costi aggiuntivi nulli. Basterebbe accettare la riduzione di 1/4 del gigantesco curricolo annuale, portando al 25 per cento il margine didattico a disposizione del collegio docenti ed assegnando alle singole scuole l’utilizzo del tempo docenza residuo.



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