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SCUOLA/ Israel: l'ultima follia di Profumo? Far scegliere l'università alle medie

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

A lui non importa e procede come un carro armato, o piuttosto con un carro di Tespi affollato da una dirigenza e burocrazia ministeriale sempre più invadente e dirigista, da enti di valutazione sempre più pletorici, attorno a cui ronza uno stuolo di “esperti” la cui unica competenza è dichiararsi pomposamente 2.0.

Alcuni mesi fa, su queste pagine, illustravamo le dodici mosse con cui il ministro stava distruggendo il sistema nazionale dell’istruzione (scuola e università). Dobbiamo ammettere che egli ci ha sorpreso, mostrando una fantasia e uno spirito d’iniziativa inattesi. Altro che dodici mosse!... Il “ministro per il disbrigo degli affari correnti” è riuscito a combinarne una lista interminabile che lascerà una traccia indelebile.

È riuscito a generalizzare il sistema dei test a ogni aspetto dell’istruzione, facendone una sorta di ossessione maniacale, fino a quest’ultimo exploit dei test d’ingresso all’università anticipati.

Ha inventato i Tfa speciali, su cui si può discutere e avere opinioni diverse, ma che sanzionano il fallimento di un sistema a regime di formazione degli insegnanti basato sul merito; cui va aggiunta la scelta sciagurata di accantonare uno dei punti più qualificanti della riforma della formazione degli insegnanti, e cioè le lauree magistrali specifiche che, soprattutto per le secondarie di primo grado, ponevano rimedio alle gravissime carenze nella formazione matematica (ma a lui cosa importa dei contenuti?).

Ha ridisegnato il sistema della valutazione dell’istruzione, conferendo poteri crescenti all’Invalsi e all’Indire, evitando un dibattito pubblico su una questione tanto centrale e strategica, e imponendo nei fatti l’idea che la valutazione la fa un gruppetto di burocrati, di “economisti della scuola” e di statistici, dotati del potere insindacabile di scegliersi i consulenti che più a loro aggradano; in barba ai declamati principi di oggettività. E, come se non bastasse, ha proceduto al rinnovo dei vertici di questi enti, sottraendo questa scelta al futuro ministro.

È venuto meno alle promesse di fare luce sulla squallida vicenda delle “pillole del sapere”, il che è gravissimo perché quell’episodio configurava una prassi cui tende con tutte le forze la dirigenza ministeriale, e cioè di confezionare direttamente i “prodotti” didattici, imponendo di fatto agli insegnanti, ridotti a semplici badanti, la loro trasmissione a scuola, mediante Lim o altri apparati.

Ha varato di forza la digitalizzazione dei libri di testo, con un’accelerazione irresponsabile per almeno tre motivi: perché le scuole sono allo stremo e, in assenza di reti wi-fi a banda larga, la digitalizzazione dei testi si trasformerà in una buffonata epocale; perché i tempi imposti non permettono di determinare standard unificati dal punto di vista informatico e soprattutto di creare testi di qualità (ma a lui cosa importa dei contenuti?); e perché questa operazione farà crollare l’impiego nel settore dell’editoria scolastica, il che non è una bella idea coi tempi che corrono.



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COMMENTI
30/03/2013 - La scuola brucia e Profumo suona la lira. (Vincenzo Pascuzzi)

1) Condivido l’articolo di G.I., simile ad altri dello stesso tenore: critica radicale dell’operato del ministro. 2) Sconcerta la proliferazione di test accreditati - gratis - come oggettivi, scientifici, terapeutici, taumaturgici e miracolosi. Test atti a «sottrarre agli insegnanti sia la valutazione che la didattica, costretta a trasformarsi in “teaching to the test”». 3) Il dilagare della burocrazia è finalizzato a sminuire, colonizzare e sottomettere l’attività didattica, il cui nucleo essenziale è costituito dal rapporto docente/discente-i. 4) Bisognerebbe quantificare come le risorse economiche ed umane vengono ripartite tra didattica e burocrazia. Si avrebbe la conferma che le prime flettono mentre le seconde crescono. 5) Fa riflettere l’osservazione: «la Costituzione garantisce la libertà d’insegnamento.... che, nei fatti, ormai è stata cancellata, per cui il problema che si pone è di riconquistarsela». 6) Intanto, mentre la scuola brucia metaforicamente, Profumo, approfitta delle vacanze pasquali per agganciare a rimorchio dei rituali auguri (graditi e ricambiati) un inconsueto auto-panegirico in cui fa riferimento al “contatto continuo” con tutti noi (?!) a un anno e mezzo di “lavoro insieme” (?!), cita aule e laboratori come “tempi pagani” (?!) ecc.. Fa cioè riferimento a una immagine della scuola, e della sua attività ministeriale, che è fantomatica, solo sua, mistificata, non reale. Come se suonasse - solo per sé - una imperiale lira, sempre metaforicamente.