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SCUOLA/ Israel: l'ultima follia di Profumo? Far scegliere l'università alle medie

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Ha varato una nuova trovata che allarga smisuratamente la platea degli studenti con problemi, ovvero trasforma ciascuno in un “problema”: con i Bes, Bisogni Educativi Speciali, comprendenti «svantaggio sociale e culturale, i disturbi specifici di apprendimento (Dsa), disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana». D’ora in poi ognuno avrà il suo Piano Didattico Personalizzato (Pdp, per la gioia dell’acronimismo buromaniacale). Sarà la rincorsa ad avere il piano più facile e a studiare il meno possibile, facendosi diagnosticare questo o quel “bisogno”, in un’orgia di certificati che sommergeranno scuole, dirigenti didattici e insegnanti. Nei paesi in cui sono state sperimentate queste differenziazioni, addirittura colorando diversamente i banchi secondo i piani didattici, i ragazzi o bambini hanno finito col dividersi in bande picchiandosi selvaggiamente e picchiando anche l’insegnante. È facile immaginare i sentimenti del gruppo che deve studiare di più nei confronti di quello che studia di meno perché proveniente da zone socialmente “svantaggiate”… Ma anche se il ministro non lo sapesse, a lui non importa nulla, tanto se ne andrà con il diploma di “democratico” e “inclusivo” lasciando la patata bollente ad altri.

Poi ci sarebbe il capitolo università, che meriterebbe un articolo a parte e, circa il quale, ci limitiamo a menzionare il disastro compiuto con la gestione delle prove di abilitazione nazionale da parte dell’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca), cui il ministro ha concesso poteri crescenti che hanno di fatto azzerato l’autonomia universitaria, conferendo all’ente il potere di verificare il livello degli apprendimenti universitari e, su questa base, valutare le università e persino i corsi di studio, e addirittura di decidere quali dottorati possono essere attivati.

Su tutto plana l’incredibile conferimento di fondi agli enti di valutazione, sempre più ricchi e sempre più dotati di mezzi per fare cose inutili o dannose, mentre il sistema dell’istruzione propriamente detto, cioè quello che si occupa dei contenuti dell’insegnamento, viene tagliato nei finanziamenti in modo sempre più feroce. Ma a chi interessa dei contenuti e degli insegnanti di ogni ordine e grado? Figure che sarebbe meglio abolire, trasformandole in badanti deputate a “somministrare” le batterie dei test trasmesse dal ministero e dai suoi enti di valutazione e che sono preposte all’accensione e allo spegnimento delle Lim, previo inserimento dei materiali didattici di produzione ministeriale, che attendono al funzionamento della rete, che sorvegliano l’applicazione dei Bes secondo le certificazioni di psicologi, sociologi e Asl e compilano diligentemente le centinaia di scartafacci (digitali) come imposto dal Superiore Ministero.

Giorni fa, durante un corso di formazione, un insegnante ha osservato che non bisogna dimenticare che la Costituzione garantisce la libertà d’insegnamento. Molti non si sono resi conto che, nei fatti, ormai è stata cancellata, per cui il problema che si pone è di riconquistarsela. 

Quanto al “ministro per il disbrigo degli affari correnti” Profumo, l’unico dubbio che lascia dietro di sé è se sia stato peggio lui o Giuseppe Bottai.



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COMMENTI
30/03/2013 - La scuola brucia e Profumo suona la lira. (Vincenzo Pascuzzi)

1) Condivido l’articolo di G.I., simile ad altri dello stesso tenore: critica radicale dell’operato del ministro. 2) Sconcerta la proliferazione di test accreditati - gratis - come oggettivi, scientifici, terapeutici, taumaturgici e miracolosi. Test atti a «sottrarre agli insegnanti sia la valutazione che la didattica, costretta a trasformarsi in “teaching to the test”». 3) Il dilagare della burocrazia è finalizzato a sminuire, colonizzare e sottomettere l’attività didattica, il cui nucleo essenziale è costituito dal rapporto docente/discente-i. 4) Bisognerebbe quantificare come le risorse economiche ed umane vengono ripartite tra didattica e burocrazia. Si avrebbe la conferma che le prime flettono mentre le seconde crescono. 5) Fa riflettere l’osservazione: «la Costituzione garantisce la libertà d’insegnamento.... che, nei fatti, ormai è stata cancellata, per cui il problema che si pone è di riconquistarsela». 6) Intanto, mentre la scuola brucia metaforicamente, Profumo, approfitta delle vacanze pasquali per agganciare a rimorchio dei rituali auguri (graditi e ricambiati) un inconsueto auto-panegirico in cui fa riferimento al “contatto continuo” con tutti noi (?!) a un anno e mezzo di “lavoro insieme” (?!), cita aule e laboratori come “tempi pagani” (?!) ecc.. Fa cioè riferimento a una immagine della scuola, e della sua attività ministeriale, che è fantomatica, solo sua, mistificata, non reale. Come se suonasse - solo per sé - una imperiale lira, sempre metaforicamente.