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SCUOLA/ Israel: l'ultima follia di Profumo? Far scegliere l'università alle medie

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Durante l’esame di maturità, il professore di arte – che mi avrebbe dato un nove – mi consigliò vivamente di scegliere una facoltà scientifica, altri insegnanti di indirizzarmi verso la filosofia. Nel dubbio, passai un po’ di tempo a riflettere e scelsi fisica. Poi, dopo un anno, mi trasferii a matematica. Non credo di essere uno sfigato, un “choosy” o un bamboccione: sono entrato in ruolo con concorso a 25 anni. Conosco molti che, come me, hanno esitato, hanno cambiato e spesso sono risultati i migliori. L’idea che una persona, addirittura dalle scuole medie debba decidere quale sarà la sua professione ribalta la visione della scuola come l’unica fase della vita in cui, pur faticando, l’unico scopo è sé stessi e la propria formazione. Concependola come un luogo in cui si addestrano addetti alle professioni non si formeranno persone dotate di autonomia, di creatività e cultura, com’è richiesto da una società avanzata, ma un esercito di polli di batteria senza autonomia e potenzialmente frustrati.

Niente da fare: l’idea dilaga per l’interessato interesse di ambienti imprenditoriali a gestire l’istruzione a loro uso e consumo, e perché ha trovato nel ministro Profumo un paladino. Il ministro è riuscito nell’impresa unica di mettere insieme un cocktail infernale: una visione tecnocratica e sprezzante della cultura (conta solo quel che “serve”), una visione demagogica della scuola come centro civico, la mania della digitalizzazione, la mania della valutazione universale mediante test. 

L’ultimo prodotto di questo cocktail è la parola d’ordine “giocare d’anticipo” che, per decreto, antepone i test d’ingresso universitari all’esame di maturità. Gli studenti sono già impegnati a prepararsi per sostenere questi test che, come ha precisato il ministro, riguarderanno le solite prove di “logica” e “comprensione del testo” che abbiamo visto all’opera di recente e che sono servite solo a mettere in luce l’abissale ignoranza di chi li ha preparati. Così, la scuola sta diventano un grande percorso a test: i test Invalsi delle primarie, quelli delle medie che fanno già media, l’ultimo anno dei licei dedicato a preparare i test d’ingresso alle università. Mi scrive un insegnante disperata perché quest’anno inizia la sperimentazione delle prove Invalsi di scienze e inglese e, in tal modo, si inizierà a sottrarre agli insegnanti sia la valutazione che la didattica, costretta a trasformarsi in “teaching to the test”. Basta ascoltare per udire un coro di sconforto e desolazione tra insegnanti e dirigenti scolastici per il dilagare di adempimenti e di soffocante burocrazia. 

Ma il ministro è sordo. A noi risultava che egli fosse in carica “per il disbrigo degli affari correnti”, e invece non si è mai visto un siffatto ministro prendere tanti provvedimenti che nulla hanno di ordinario, che modificano in profondità la struttura dell’istruzione e richiederebbero almeno uno straccio di discussione pubblica. 



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COMMENTI
30/03/2013 - La scuola brucia e Profumo suona la lira. (Vincenzo Pascuzzi)

1) Condivido l’articolo di G.I., simile ad altri dello stesso tenore: critica radicale dell’operato del ministro. 2) Sconcerta la proliferazione di test accreditati - gratis - come oggettivi, scientifici, terapeutici, taumaturgici e miracolosi. Test atti a «sottrarre agli insegnanti sia la valutazione che la didattica, costretta a trasformarsi in “teaching to the test”». 3) Il dilagare della burocrazia è finalizzato a sminuire, colonizzare e sottomettere l’attività didattica, il cui nucleo essenziale è costituito dal rapporto docente/discente-i. 4) Bisognerebbe quantificare come le risorse economiche ed umane vengono ripartite tra didattica e burocrazia. Si avrebbe la conferma che le prime flettono mentre le seconde crescono. 5) Fa riflettere l’osservazione: «la Costituzione garantisce la libertà d’insegnamento.... che, nei fatti, ormai è stata cancellata, per cui il problema che si pone è di riconquistarsela». 6) Intanto, mentre la scuola brucia metaforicamente, Profumo, approfitta delle vacanze pasquali per agganciare a rimorchio dei rituali auguri (graditi e ricambiati) un inconsueto auto-panegirico in cui fa riferimento al “contatto continuo” con tutti noi (?!) a un anno e mezzo di “lavoro insieme” (?!), cita aule e laboratori come “tempi pagani” (?!) ecc.. Fa cioè riferimento a una immagine della scuola, e della sua attività ministeriale, che è fantomatica, solo sua, mistificata, non reale. Come se suonasse - solo per sé - una imperiale lira, sempre metaforicamente.