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SCUOLA/ Bertagna: uscire a 18 anni? Si può fare, ma senza la Gelmini...

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Io spero che non si distrugga la scuola dell’infanzia che è sempre stata un gioiello. Manterrei dunque la scuola dell’infanzia triennale e anzi cercherei di potenziarne e incentivarne la frequenza con il riconoscimento di qualche credito formativo.

 

E poi?

Cercherei di articolare il primo ciclo di 8 anni in bienni progressivi e graduali, il secondo ciclo di 4 anni in due bienni. E con i risparmi che si ottengono da questa razionalizzazione si potrebbero istituire i laboratori per lo sviluppo degli apprendimenti per chi non riesce a raggiungere determinati standard qualitativi, in secondo luogo istituire periodi di allineamento formativo per i giovani che non superano gli esami di ammissione (che devono tornare seri e fatti con una maggiore significatività rispetto a quanto accada ora) sia per l’università sia per l’istruzione e formazione superiore.

 

Questo consentirebbe all’Italia di aumentare il livello di qualità formativo?

 Sì, consentirebbe di qualificare la formazione superiore, sia universitaria sia di formazione professionale e contemporaneamente di allineare l’Italia agli altri paesi del mondo dove ci si laurea almeno 2 anni prima e si hanno, accanto alla laurea, titoli di formazione professionale superiore che hanno lo stesso peso delle lauree che noi abbiamo come unico titolo superiore.

 

Se ne parla dai tempi di Berlinguer ma non si è mai riusciti a farlo. Perché secondo lei?

Berlinguer non ce l’ha fatta perché erano contrari i suoi stessi compagni di partito, la sinistra, l’opposizione, i sindacati e la burocrazia. Nel 2001 quando si fece una proposta per chiudere il percorso scolastico obbligatorio a 18 anni, accettata dal ministro d’allora, l’Udc fu contraria e non se ne fece più nulla e il Parlamento approvò, quindi, la legge 53. Con molta lentezza, poi, qualche spazio si è aperto, ma certo non si è riusciti a concretizzare l’ipotesi.

 

Secondo lei qual è la priorità a cui il prossimo Governo dovrà dedicarsi in riferimento alla scuola?

La prima cosa è capire dove vogliamo andare come paese, è inutile fare degli esercizi ipotetici fatti su provocazioni di fine mandato, se il ministro Profumo avesse avuto intenzioni serie questa proposta non l’avrebbe fatta a fine mandato ma l’avrebbe messa nel programma di governo. Aspettiamo di capire che tipo di politiche ordinamentali e formative vorrà fare il nuovo governo.


(Elena Pescucci)



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