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SCUOLA/ Riuscirà Don Chisciotte a ricostruire un italiano in "pezzi"?

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O un patrimonio che l’allievo ha il diritto di ricevere in consegna? Tra difficoltà dilaganti nel comprendere, scrivere e parlare dignitosamente la lingua madre e ore di lezione ridotte dall’ultima riforma (e non solo da essa), la letteratura non finisce per fare la figura ridicola di un ninnolo pretenzioso in una casa che va a pezzi? Non è meglio concentrarsi su testi di altro tipo, scientifici, informativi, normativi, argomentativi a vario titolo, vicini alla realtà e funzionali allo studio di tante altre discipline?

Con l’ovvia premessa che in questa materia non ci sono ricette infallibili né panacee, si può fare qualche osservazione.

La scuola in realtà è tutta fatta di testi di questo tipo, varii per materia e grado di difficoltà: sono i libri di testo naturalmente; e sotto questo aspetto, davvero l’educazione linguistica ha sempre profittato del contributo di tutti: il compito di fornire gli strumenti è dell’insegnante di italiano, ma gli esercizi di applicazione e rinforzo si praticano in ogni disciplina, perché non si può studiare nulla senza riassumere, schematizzare, analizzare…  Lo stesso insegnante di lettere che ha a disposizione un manuale di letteratura, dal linguaggio ricco e fluente, un manuale di grammatica, dal linguaggio tecnico, un manuale di storia e uno di geografia, con ogni tipo possibile  di testi argomentativi ed espositivi, non ha bisogno di cercare troppo lontano.

Ecco, forse però il problema è che nelle righe qui sopra sono sbagliati i tempi verbali. Questa non è la scuola, era la scuola. E ancora una volta, l’assalto tecnologico ha accelerato ma non avviato un processo che è stato lento e inesorabile: testi sempre più brevi, sempre più spezzati, già così sintetici che non ha senso riassumere, dove i concetti fondamentali sono già graficamente posti in evidenza, togliendo allo studente l’onere e la soddisfazione di farlo.

L’eliminazione materiale del libro è solo l’ultimo capitolo, tanto che in molti casi si tratta in realtà dell’eliminazione del non libro, di una colorata quanto esangue larva che viene accompagnata al cimitero con il vestito di carnevale, quello che ha indossato per assomigliare a se stessa il meno possibile, nella convinzione di poter essere accettata solo a questo patto.

Al biennio, tuttavia, molto può essere recuperato, ma ad una condizione.

Non si può pensare di proporre un’infinita propedeutica al libro (materiale o elettronico) di impegnativa lettura. Perché l’addestramento, per quanto intelligente, non può che risultare, a quell’età, mortalmente noioso e deludente, mentre testa e cuore hanno bisogno di nutrimento robusto. Per i risultati occorre avere pazienza, ma per ottenere che un lavoro abbia inizio bisogna conquistare l’alleanza di tutto ciò che nel ragazzo anela a crescere e a capire. 



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