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SCUOLA/ Quella pericolosa tentazione di educare bambini senza "corpo"

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Ciascun disegno ha per me il medesimo valore di un problema progettuale risolto». Dunque solo a progetto realizzato, per una più veloce e precisa modellazione e resa grafica, una matricola d’architettura oggi dovrebbe utilizzare gli strumenti informatici impropriamente definiti “di progettazione architettonica”, ma non durante la fase progettuale, là dove il pensiero sta ancora elaborando, comprendendo, creando. Pena un impoverimento della capacità progettuale.

Ringrazio dunque Guido Ceronetti, per aver richiamato dalle pagine del Corriere di giovedì, riflettendo a margine di Scrivere meglio (Ascoli e De Faccio, 1998), gli insegnanti a far usare la penna per scrivere. La scrittura è un codice basato su convenzioni non casuali (corrispondenza fonema/grafema, convenzioni ortografiche, direzione della scrittura, dimensioni relative, distanze, spaziatura, spazi della pagina), sebbene in Italia, dopo una graduale trasformazione di obiettivi e metodi iniziata già nel ’23 con la Riforma Gentile, negli anni 70 calligrafia e bella scrittura siano state abbandonate come disciplina curricolare. 

Oggi i bambini sono lasciati liberi di copiare le lettere senza un metodo; non ne vengono corretti gli errori di prensione, né quelli di esecuzione; durante l’apprendimento e il consolidamento del corsivo viene corretta solo l’ortografia. Le conseguenze sono non soltanto una scrittura disordinata, disuguale, incontrollata e illeggibile, ma anche un impoverimento del pensiero. Al contrario scrivere rispettando le convenzioni proprie di ciascun codice, ad esempio acquisendo lo schema motorio di ogni lettera dell’alfabeto (movimento, direzioni, grandezze, distanze, allineamento, pressione e velocità), prima con le mani nella pittura, o con le mani nella sabbia, o con le dita che seguono tratti in rilievo, poi con matite e penne a sfera, ha lo stesso scopo che per Louis Kahn aveva il disegno per la progettazione, quel coordinamento oculo-manuale che rende possibile il pensiero. 

L’alfabeto, come per i viaggianti semiti ricordati da Ceronetti, è proprio la realtà intera che, passando attraverso il corpo, dà vita e ricchezza al pensiero.



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