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SCUOLA/ Quella pericolosa tentazione di educare bambini senza "corpo"

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È da una ventina d’anni circa che è ormai dimostrato come tutto il nostro pensiero astratto nasca dall’esperienza che facciamo del mondo, dentro il corpo in cui la facciamo (embodiment).

Infatti siamo soliti dire: “Mi lascio il passato alle spalle e guardo avanti; guardo al futuro”. Oppure diciamo: “Sono entrata in sintonia con quella mamma, perché ha le mie stesse preoccupazioni nel crescere i figli”; oppure “Sono finalmente entrata in relazione con la collega; prima non si riusciva quasi a scambiare una parola”, e qualcuno si sente “Intrappolato in una relazione”, oppure vuole “Uscire da una lunga storia”. E poi diciamo decine di volte al giorno, senza neppure accorgercene: “incuriosire, incantare, infervorare, ingolosire, infastidire, imbaldanzire, incoraggiare, inanimare, insperanzire, intimorire, impaurire, inorridire, impietosire, intenerire, innamorare, innervosire, indispettire, infuriare”. Oppure a chi non è mai capitato di non riuscire ad “Afferrare bene le idee di un altro, i pensieri di un altro”? «Già non attendere’ io tua dimanda, / s’io m’intuassi, come tu t’inmii», dice Dante. Oppure diciamo: “Mi sono proposta di raggiungere certi obiettivi, e quindi devo fare questo, quest’altro e quest’altro ancora”, esattamente come quando “Tendiamo a uno scopo”, o quando dobbiamo “Fare molta strada per ottenere certi risultati”. Oppure diciamo: “Accontentare, ammalinconire, addolorare, allietare”. Ad esempio: “Questo pomeriggio tardo autunnale non mi attrista soltanto, mi intristisce profondamente”. Oppure ancora intuiamo perfettamente che se siamo coraggiosi corriamo meno rischi che ad essere audaci, e che se siamo audaci corriamo meno rischi che ad essere arditi. E potremmo fare mille altri esempi, all’infinito.

Se possiamo lasciarci il passato dietro le spalle, dove non lo vediamo, e guardare il futuro, che vediamo bene perché ci sta di fronte, è perché gli occhi con cui guardiamo il mondo li abbiamo solo davanti, e non ruotano a 360 gradi come quelli dei camaleonti, ma ci aprono una vista a 180 gradi, una vista a metà.

E se possiamo entrare in sintonia o in relazione con qualcuno, come se entrassimo dentro un luogo (in una casa, in una città, in una regione), è perché tutta l’esperienza che facciamo del mondo, la facciamo dentro un corpo, che costituisce il confine tra noi e tutto ciò che non è noi; un corpo in cui in-spiriamo e da cui ex-piriamo, in cui in-geriamo e da cui ex-pelliamo. E questa è la ragione per cui qualcosa ci incuriosisce, ci fa cioè entrare dentro la curiosità, oppure ci incanta, ci fa cioè entrare dentro l’incanto, oppure ci infastidisce, ci fa cioè entrare dentro il fastidio.



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