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SCUOLA/ L'ateo Clegg preferisce le scuole cattoliche allo statalismo del Fatto Quotidiano

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Nick Clegg (InfoPhoto)  Nick Clegg (InfoPhoto)

Perché arrabbiarsi se una famiglia decide di iscrivere il proprio figlio ad una scuola non statale o addirittura cattolica? Soprattutto, poi, se la famiglia in questione non è italiana, bensì inglese, e ha fatto una scelta consentita in pieno dal sistema scolastico vigente oltremanica? 

Non ha forse diritto la famiglia – qualsiasi famiglia: inglese, italiana o altro - di scegliere per il proprio figlio la scuola che può offrire l’istruzione/educazione più adeguata alle proprie esigenze e aspirazioni?

Difficile rispondere “no” ad una simile domanda. Eppure, Il Fatto Quotidiano – a modo suo - c’è riuscito. Già, perché in un articoletto pubblicato ieri, 5 marzo (Caterina Soffici, L’ateo Clegg sceglie la scuola cattolica)  è riuscito a stigmatizzare pesantemente quanto deciso da Nick Clegg, ateo dichiarato e capo del partito liberaldemocratico britannico, laico per definizione, che ha iscritto il figlio maggiore Antonio ad una scuola cattolica, “solo” perché è decisamente migliore delle scuole “pubbliche”. Motivo risibile, per l’autrice dell’articolo. Sì, perché un ateo, per coerenza, dovrebbe mandare sempre e comunque i propri figli alla scuola statale, anche se fosse pessima. Prima le idee, poi i figli; prima la cosiddetta coerenza, poi il bene delle persone.  

Ma Nick Clegg, definito dal Fatto “voltagabbana”, non c’è stato: l’amore paterno (o quantomeno quello per la moglie, spagnola e cattolica) è stato più forte, e così ha mandato il figlio Antonio a studiare alla London Oratory, una delle migliori scuole maschili di Londra, che fornisce una «educazione strettamente cattolica» ed è la stessa scuola frequentata, a suo tempo, dalla prole dell’ex leader laburista Tony Blair (che però è cattolico dichiarato).  

Retropensiero indotto: “Chissà quanto spende! Come al solito, i ricconi possono fare quello che vogliono, mentre i poveracci sono costretti a mandare i figli dove capita, e spesso e volentieri capitano male...”. Ma qui viene il bello: nel paese in questione (neanche tanto lontano da noi...) le scuole statali sono pessime e le private – davvero private - sono eccellenti ma carissime (rette da 15-20mila sterline l’anno); le cattoliche, invece, sono pubbliche e  sovvenzionate dallo Stato, quindi gratis e generalmente buone rispetto alle altre statali. 

Ora, ci chiediamo: perché il Fatto, anziché schiumare rabbia contro una famiglia che sceglie liberamente la scuola per il proprio figlio, non si domanda come mai in quel paese (ma non solo in quello…) l’istruzione statale è indecente? E perché non si domanda come mai in una nazione della medesima Europa progredita e laicamente strutturata in cui si trova anche la nostra bella Italia, le famiglie abbiano questa possibilità e da noi invece no?



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COMMENTI
07/03/2013 - Riformare la scuola spendendo meno (Giuliano Romoli)

È paradossale come, di fronte allo sfacelo del sistema scolastico, il ministro Profumo tra le dieci priorità politiche segnalate nell’atto di indirizzo datato 4/2/2013 non faccia menzione delle scuole paritarie. Solo nella priorità n. 8 accenna al fatto di “dare valore ad un’autonomia scolastica responsabile”, lasciando necessariamente sul vago “come” dare autonomia vera a una scuola dove gli indirizzi in materia amministrativa e pedagogica vengono ancora dettati rigidamente da Roma. Intanto, pur in piena crisi economica, sempre più genitori si rivolgono a noi (parlo come dirigente di scuola paritaria), spesso sconvolti dall’incapacità della scuola di provenienza di dare risposte ai bisogni formativi dei loro figli. Quando si prenderà atto nel nostro Paese che si potrebbe rilanciare efficacemente il sistema scolastico a costo zero, anzi spendendo meno? Giuliano Romoli