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SCUOLA/ Così la "generazione Spritz-Aperol" ha cambiato (in peggio) i nostri giovani

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Questo significa che uno dei fattori su cui lavorare è proprio la ricostruzione del prestigio della scuola e dell’istruzione, a partire dall’importanza attribuita a queste dalle famiglie. Le famiglie devono capire che il successo scolastico non va visto tanto come mera acquisizione di un titolo da ottenere a tutti i costi (cheating compreso, spesso con la complicità delle autorità scolastiche, pubbliche e private), ma come raggiungimento di livelli di eccellenza oggettivi. Coloro che ancora oggi sono contrari a forme oggettive di verifica degli apprendimenti lavorano di fatto contro la ricostruzione di questo clima etico-culturale, che può invece costituire la base per un miglioramento della qualità dei nostri studenti. 

Queste persone, le cui opinioni vanno ovviamente rispettate, nel caso si tratti di operatori scolastici, devono essere stimolate a dimostrare, dati alla mano, che i metodi di verifica oggettivi producono graduatorie di valutazione significativamente diverse dalle loro. In assenza di una tale dimostrazione i loro attacchi alla cultura della valutazione oggettiva attraverso test devono essere considerati non razionali. I casi di concreta e forte discrepanza tra valutazioni interne e valutazioni oggettive devono invece essere presi in seria considerazione dagli organi nazionali di valutazione, e adeguatamente studiati. Gli organi di valutazione nazionali, per contro, devono creare banche di item facilmente accessibili, selezionati con metodi adeguati: item che non rispettano l’adattamento al modello di Rasch devono essere esclusi, indipendentemente dalla autorevolezza di chi li abbia proposti (cfr: Quante altezze ha un triangolo? Quanto spende una famiglia se in pizzeria consuma 4 pizze, una birra e tre Coca-Cola? Sulla questione dell’oggettività si veda: “La misura nell’ambito delle scienze sociali”, Multiversoweb.it).

3. Eredità del ’68: lo Spritz-Aperol? − Sempre prendendo stimolo dall’inchiesta e dai suoi dati, ecco di seguito un’altra considerazione, purtroppo preoccupante. Dai grafici riportati nella nostra inchiresta, relativi al tasso di accesso ai vari gradi di istruzione, si evidenzia un forte rallentamento nelle iscrizioni alla scuola secondaria (inferiore e superiore) che, a partire dal 1978 perdura per buona parte degli anni 80. Tale fenomeno è quasi totalmente da imputare ad un mancato passaggio alla scuola media superiore e ai forti tassi di dropout che hanno caratterizzato quel periodo storico, tanto che uno dei temi clou della ricerca educativa degli anni 90 fu proprio quello dei dropout. 

Il mancato accesso alla scuola secondaria superiore in quel periodo, nonostante le conquiste storiche del ’68, è una delle prime cause (ovvie) del forte deficit di laureati che ha poi stimolato le riforme della scuola e dell’università nel tentativo di raggiungere livelli “moderni” di qualificazione della forza lavoro che, come visto nella prima parte dell’inchiesta, sono ancora lontani. Dal punto di vista storico, ma anche etico-politico, ci pare necessario cercare di approfondire le ragioni di quella flessione, poiché dietro quella linea statistica “poco mossa” nel grafico citato, stanno probabilmente fenomeni importanti sui quali è necessario fare luce per evitare errori futuri e capire le responsabilità di classi dirigenti che sono ancora al potere. 



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