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SCUOLA/ Così la "generazione Spritz-Aperol" ha cambiato (in peggio) i nostri giovani

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Carenze scolastiche, atteggiamenti negativi nei confronti della scuola sono spesso evidenziati sia come fattore scatenante che conseguenza dell’abuso di alcol. Ciò, da un lato, sottolinea le forti responsabilità della scuola, nella misura in cui questa risulti un ambiente scarsamente stimolante ed incapace di favorire il successo cognitivo (effettivo e non meramente certificato dai voti assegnati), e dall’altro le responsabilità che la società e la famiglia hanno nei confronti di possibili conseguenze negative sui rendimenti scolastici derivanti da lassismo nell’ambito dell’uso di sostanze alcoliche. Figuriamoci di quelle di altro tipo! 

Purtroppo i bassi rendimenti scolastici certificati dalle indagini internazionali e gli elevati livelli di consumo di alcol che caratterizzano i nostri adolescenti, secondo le ricerche promosse dalla Who, evidenziano come il nostro paese sia ormai in un abisso dal quale solo una rivoluzione profonda potrà risollevarlo. Tali evidenze ed ipotesi rafforzano inoltre la gravità delle forti correlazioni tra corruzione e livelli di apprendimento, già evidenziate in altro intervento su queste pagine).

4. Quali prospettive per la scuola privata: La valutazione è solo una scusa per l’introduzione dei voucher o ci si crede veramente? − Una delle puntate dell’inchiesta ha riguardato la questione delle risorse umane in rapporto agli studenti. L’inchiesta ha preso in esame il rapporto studenti/docenti, che risulta tra i più bassi al mondo. Pare che come numero di insegnanti (pubblici+privati), sulla carta, il nostro paese non si possa lamentare, almeno per la scuola primaria (soprattutto) e secondaria (un po’ meno). Le risorse sono così elevate che un aumento del numero di studenti del 10% ed una riduzione analoga nel numero di docenti porterebbe tale rapporto, ad esempio nella scuola primaria, dagli attuali 10 studenti per docente a 12.2, comunque inferiore al livello mediano Ocse di 13.3. 

Ora, l’esempio non è a caso in quanto ipotizzando che la scuola privata raccolga circa il 10% degli studenti e detenga circa il 10% degli insegnanti, una chiusura di tutte le scuole  private non comporterebbe una “irreparabile congestione” di quelle pubbliche, come paventato da alcuni autorevoli rappresentati della scuola privata. La scuola pubblica continuerebbe ad effettuare il suo lavoro anziché con un carico di 10, con uno di 12.2, che comunque è ancora inferiore alla mediana dei paesi Ocse pari a 13.3. Inoltre le famiglie risparmierebbero un bel po’ di rette, in questo periodo di crisi… 

Dunque, anziché cercare di intimorire i futuri governi con lo spettro di improbabili cataclismi demografici, si raccomanda alle scuole private di cominciare a lavorare seriamente sulla qualità, se vogliono sopravvivere. La valutazione e la qualità non possono essere sbandierate da esponenti della scuola privata solo perché potrebbero giustificare l’introduzione dei voucher. Il miglioramento degli apprendimenti e la crescita delle eccellenze devono essere i primi elementi sui quali le scuole private devono investire, in primo luogo in attività di ricerca tese a dimostrare la loro maggiore efficacia in rapporto alle scuole pubbliche, o meglio ancora, l’efficacia di azioni di miglioramento dello status quo (in particolare del loro status quo), così da poterne proporre l’applicazione anche alle scuole pubbliche. 

La mancata comprensione di questo aspetto rischia di riportare il dibattito politico ed educativo sui soliti contrasti ideologici pubblico-privato, francamente poco razionali, al pari delle opinioni di coloro che si schierano aprioristicamente contro l’uso delle misure oggettive di apprendimento, di cui si è già discusso. 



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