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SCUOLA/ Non basta essere Democratici per fare buone riforme

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Per realizzare una scuola che abbia l’equità come emblema e la garanzia del diritto all’istruzione per tutti come principio non negoziabile, i pilastri di un possibile rinnovamento sono qualità, eguaglianza ed efficacia, mentre l’autonomia è il cantiere per garantirne la costruzione. Garantirli, però, comporta un’attenzione specifica e in certa misura preliminare alla creazione di alcune condizioni di contesto: a) la corretta assegnazione delle competenze istituzionali in attuazione del Titolo V e la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni per contrastare il centralismo e dare alle comunità (delle scuole e del territorio) il governo del sistema educativo; b) la formazione di reti (di scuole e inter-istituzionali) cui trasferire compiti relativi sia alla programmazione territoriale sia alla gestione del servizio di istruzione in tutti i suoi aspetti (passo preliminare ma indispensabile per muovere in direzione della personalizzazione e differenziazione dei percorsi educativi); c) l’integrazione fra i diversi sistemi ed azioni educative a vario titolo esistenti (istruzione, formazione e istruzione professionale, apprendistato, educazione permanente, formazione e aggiornamento a cura delle imprese, degli enti o di altri soggetti pubblici e privati, istruzione superiore) per realizzare  un nuovo sistema di lifelong learning che è il compimento indispensabile della radicale modifica dell’organizzazione del lavoro scolastico e dei contenuti e metodi di insegnamento/apprendimento. 

Nel momento in cui il giovane che esce dal percorso formativo non è più il contenitore di un sapere predefinito, differente dagli altri giovani come lui solo per le (eventuali) capacità di gestire autonomamente quanto ha imparato ed è invece il risultato di un processo personalizzato di costruzione di competenze che in quanto tale ha bisogno di essere proseguito e sviluppato, l’educazione lungo tutto l’arco della vita diventa la prosecuzione di questo lavoro di costruzione e può perdere quell’aura di corso di recupero posticipato che ha finito con avere. 

Riprogrammare il sistema, riformarlo in modo da farlo essere in grado di corrispondere ai processi di trasformazione del lavoro e di permettere ai giovani di guardare al futuro, significa anzitutto comprendere che la conoscenza e la capacità creativa che abbiamo posto come finalità non si trasmettono mediante un insegnamento più o meno efficace, più o meno moderno, più o meno sostenuto dai migliori supporti: si acquisiscono costruendo, con la guida di maestri esperti, capaci di motivare ogni ragazzo, il proprio percorso di apprendimento.

Il tema della cittadinanza quindi, del suo ruolo essenziale rispetto all’inclusione e del suo rapporto con i processi di apprendimento non è, né può essere, declinato come ennesima aggiunta ai curricula più o meno rinnovati dalle indicazioni che si succedono con il passar dei governi. Va inteso come articolazione della valorizzazione della persona in rapporto con gli altri attraverso l’acquisizione di molteplici abilità, competenze e conoscenze. 



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