BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Padre o maestro, il "testimone" non basta

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Michelangelo, David (InfoPhoto)  Michelangelo, David (InfoPhoto)

Il maestro o il padre devono cioè alla fine poco o tanto lasciare all’educando l’idea che è valsa la pena non credersi più furbi, che è valsa la pena accettare la parte di cecità che l’obbedienza comporta: ma non l’obbedienza al comando o ai suoi simulacri o finzioni, bensì l’obbediente accettazione della necessità di svanire in parte, di eclissarsi per potersi appoggiare all’Altro, perché l’Altro possa trarre da te qualcosa di nuovo. Accettare il fatto che se mi siedo su un ramo per segare o per cogliere rami o frutti, accettare che io non possa disporre della parte di ramo su cui sto seduto, e che determina anche da quale parte io debba segare il ramo se non voglio cadere giù con lui. Necessità di svanire e di eclissarsi che è testimoniata da molti racconti fondatori della nostra civiltà, Eva tratta da Adamo dormiente, Eros concepito da Penìa durante l’ubriachezza di Poros, Psiche che può incontrare Amore solo al buio altrimenti egli scompare, Achille che non è invulnerabile nel tallone perché è lì che Teti sua madre lo teneva, ecc.: ci vuole il sonno o una parte che sfugga alla nostra disponibilità, che sia offerta alla disponibilità dell’Altro perché questo operi.

Ma anche il maestro, come il padre, come Adamo, come Poros, deve farsi portare dal suo desiderio senza voler sapere tutto di quello che sta facendo, senza credere che sta applicando una tecnica, un protocollo che lo dispenserebbe dal rischio del desiderare, deve accettare e obbedire al fatto che più è veramente attivo come insegnante e meno in fondo “sa” quello che fa; sa solo che paga di persona per trasmettere un desiderio.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.