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SCUOLA/ Insegnanti picchiano un disabile: cosa c'è in quelle teste?

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È difficile, qui, non avendo visionato i video dell’inchiesta e non conoscendo il profilo psicologico delle imputate − compito dei consulenti psichiatri del giudice e degli avvocati della difesa −, ipotizzare l’esistenza di pur possibili perverse dinamiche psicopatologiche fra le imputate, che paiono essersi coperte e rinforzate una con l’altra.

Mi chiedo quali fantasmi psichici inconsci individuali ha evocato la relazione con questo ragazzo, se l’insegnante di sostegno parlava di esasperazione. Gli abbandoni formano persone che spesso abbandoneranno a loro volta, la violenza subita forma persone che saranno violente a loro volta. Il Trauma non elaborato conduce ad una ripetizione coatta dello stesso dolore subito ma inflitto ad altri, questa volta. Queste donne insegnanti sono state oggetto di traumi a loro volta? O, come diceva Hannah Arendt, analizzando le motivazioni del nazismo, sono state mosse solo dalla “banalità del male”?

La relazione e la comunicazione con le persone autistiche è difficile per antonomasia e richiede conoscenza e formazione adeguata di cui le persone accusate non disponevano. Quel che è grave è che l’insegnante di sostegno (il termine assume alla luce di questi eventi un significato quanto meno sarcastico e paradossale), cui è fin troppo ampiamente delegata da molti insegnanti titolari l’intera gestione dell’alunno disabile (fino a configurarsi molto spesso come un vero e proprio scaricabarile che ricrea le vecchie e apparentemente chiuse scuole differenziali dentro la scuola ordinaria), non aveva né conoscenza adeguata del disturbo autistico né alcuno strumento di auto osservazione e consapevolezza di sé. Capacità di auto osservazione e consapevolezza di sé che, nel terzo millennio, sono da considerarsi, a mio parere, strumenti curricolari fondamentali e obbligatori per qualsiasi insegnante e addetto ad helping professions.

Certi episodi fanno pensare alla fenomenologia del raptus ripetuto: in questi casi il controllo corticale degli impulsi, sede della tappa finale dell’evoluzione filogenetica, viene sequestrato dal cervello rettile, violento e reattivo, rappresentato dal circuito dell’amigdala. Ne deriva un comportamento violento e impulsivo in cui non c’è pensiero e consapevolezza ma solo agito, quasi l’evacuazione di un impulso fisico, seguito talvolta persino da amnesia del fatto accaduto.

Ho tenuto seminari di formazione per presidi e insegnanti molte volte sui temi dell’esaurimento emotivo e motivazionale alla professione docente ed in tema di intelligenza emotiva: sono stati seminari affollatissimi all’inverosimile. L’interesse da parte degli insegnanti è alto. Ma dall’altra parte, diversamente da altri paesi europei come la Francia, dove periodicamente la salute degli insegnanti viene monitorata, in Italia nonostante il ministero sia stato stimolato e informato su questo fenomeni, poco è stato fatto sia per prevenire, sia per formare adeguatamente.



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