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SCUOLA/ Le "letture" di un bambino: lo stupore dei piccoli, il compito dei grandi

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Non è vero che tutto è uguale, che una storia vale l’altra. Da una stessa situazione difficile, ad esempio, possono esserci vie di uscita buone e altre cattive. Se da una parte dobbiamo abbandonare il furore pedagogico – soprattutto perché una storia pianificata a tavolino con l’intento di essere edificanti finirà per non piacere ai bambini – dall’altra non possiamo mai mancare di interrogarci su cosa stiamo proponendo. 

In questo processo ci sono anche i genitori, che soprattutto all’inizio propongono i testi. Che non abbiano paura dei libri, che non scelgano solo ciò che piace loro secondo uno sguardo adulto, ma favoriscano le preferenze dei più piccoli sempre con un occhio ai contenuti.

Per fortuna poi ci sono i bambini. Curiosi di tutto, sempre pronti ad appassionarsi e a immedesimarsi con le sorti di chi vive nei capitoli di quei libri che sfogliano sdraiati sul tappeto, che stringono prima di andare a letto o che vengono letti loro da un adulto favorevole. Sanno considerare il libro un amico speciale, uno splendido passatempo, un lavoro riposante, un modo per conoscere e contemporaneamente possedere e ricreare il reale. Soprattutto nel prescuola nessuno chiede loro di compilare schede o fare riassunti, possono leggere solamente perché è bello farlo e perché senza sarebbe un di meno.

Aiutarli a mantenere questo sguardo anche negli anni successivi è un grande favore che possiamo fare loro. Non servono programmi o strategie in casa, in fondo si tratta solo di trasmettere quella passione che abbiamo anche noi, contagiarli col gusto che proviamo nel leggere una bella storia. Facciamoli sedere accanto a noi sul divano mentre ci godiamo un libro e diamogliene uno in mano. A ciascuno il suo, in un piacere condiviso.



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