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SCUOLA/ Zanon: la parità non può morire a causa del referendum "giacobino" di Bologna

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È esattamente cià che accade a Bologna con la convenzione tra Comune e scuole paritarie. Il contributo che il Comune dà − scelta non unilaterale perché facente parte di una convenzione stabilita tra le parti − consente alle scuole convenzionate di mantenere delle rette ragionevoli, e quindi di allargare il diritto di scelta dei genitori meno abbienti a favore delle scuole paritarie non statali. Parallelamente il Comune ottiene che il complesso dell’attività scolastica nelle scuole paritarie non statali sia equipollente a quello svolto dalle scuole statali.

Bene il sistema integrato, dunque.
Sì, perché ottiene due risultati: di tutelare il pluralismo culturale delle famiglie e di conformare a precisi standard il servizio scolastico offerto delle scuole paritarie. Mi pare uno di quei pochi esempi virtuosi esistenti nel nostro paese di collaborazione efficace tra le autorità pubbliche e l’iniziativa dei privati. Volerlo abbattere sulla base di un presunto «ritorno alla Costituzione» è fanatismo.

Nel «partito» referendario c’è chi dice che abrogando la convenzione si va incontro ad una carenza di posti nella scuola statale, ma che questa situazione non giustifica comunque il finanziamento pubblico.
È la prova che prevalgono ragioni di natura massimalistico-ideologica. Ovvero: è più importante il fatto politico che lo Stato (o il Comune) si astenga da qualunque intervento che possa consentire a scuole che hanno una impostazione culturale sgradita di andare avanti, piuttosto che mantenere un livello di scolarità così soddisfacente come quello che viene assicurato a convenzione vigente. È agghiacciante, ma è tipico dell’astrattismo radicale che trasforma in questioni ideologiche cose che vanno trattate con la concretezza e il rispetto dovuto alle realtà che ci sono.

Ci sono altri casi riferibili alla nostra Costituzione di questo astrattismo radicale?
Per esempio, la declinazione dissennata del principio di uguaglianza senza distinzioni riferita all’articolo 3; quando, in realtà, tale principio si nutre di ragionevoli distinzioni in base alle condizioni concrete.

A chi o a che cosa si riferisce esattamente?
A chi sostiene l’insensatezza di una particolare immunità legata al capo dello Stato: se tutti i cittadini sono «eguali» davanti alla legge, coerenemente l’istituto di quella particolare immunità non ha senso. Si tratta di una propaganda ideologica che finisce per mascherare anche le scelte più sagge che sono state fatte nel corso del tempo e che la nostra Carta ha fatto proprie.

Non sembra molto popolare, tra i referendari, la legge 62/2000. Perché secondo lei?



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