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SCUOLA/ Sechi: la parità ha bisogno del modello-Bersani. E di un libro bianco

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In Italia l’esistenza del monopolio statale dell’istruzione (cioè dell’educazione dei cittadini) viene negata, e quindi giustificata, sostenendo che i privati possono contrastarla liberamente purché non chiedano oneri allo Stato. È la linea di condotta dei “referendari” bolognesi.

Siamo in presenza di una curiosa forma di mercato nell’esercizio di una comune funzione pubblica. Infatti, i due concorrenti sono in una posizione di grande disparità, dal momento che uno (le scuole statali) sono sovvenzionate interamente con le risorse pubbliche (cioè di tutti i cittadini), mentre l’altro (le scuole private, per lo più cattoliche) si alimenta dei contributi delle famiglie e dei cittadini singoli. Gli stessi ai quali vengono prelevate quote di reddito per finanziare gli istituti statali. Pagano, dunque, due volte un servizio di cui fruiscono parzialmente. 

Il Comune di Bologna, nella persona del sindaco Walter Vitali, nel 1994 volle cambiare questa situazione di sperequazione. Lo fece stipulando una convenzione tra le parti e destinando alle scuole paritarie dell’infanzia un finanziamento che oggi ammonta ad un milione di euro.

Attualmente su un totale di 27 di queste scuole, le scuole cattoliche destinatarie del finanziamento municipale sono 25. Per dare un’idea precisa di qual è il rapporto, bisogna tenere presente che a Bologna 8 bambini su 10, tra i 3 e i 5 anni, frequentano le scuole pubbliche. Quelli cattolici assistiti dalla mancia comunale sono circa 1.700. Vale la pena di ricordare anche che, in una situazione terribile di tagli virulenti ai bilanci delle scuole, il referendum sul finanziamento comunale verrà a costare circa 300mila euro, riducendo il budget per le 27 scuole paritarie a 700mila euro.

Chi ha voluto scatenare questa guerra tra poveri? Inizialmente sembrava una vecchia storia, cioè un classico contenzioso tra la vecchia sinistra comunista di Bologna, amante dei compromessi e delle mediazioni, e pezzi della nuova sinistra, più intransigente e anche “ideologica”.

Nella decisione del sindaco Vitali di stipulare la convenzione ci fu sicuramente il desiderio di mostrare come essa fosse un frutto tangibile dell’Ulivo. Rispetto al passato la nuova formazione politica local-nazionale di Parisi-Prodi intendeva segnare una discontinuità, prospettando un nuovo terreno di incontro e di collaborazione tra cattolici e comunisti. Alcuni cattolici furono cooptati nella Giunta comunale e venne siglato un accordo con la Fism, cioè l’Associazione nazionale delle scuole cattoliche. L’operazione ebbe un alto dividendo di immagine per i comunisti, ma costo zero. 

Oggi la situazione - anche economica - è cambiata. È uno dei punti di forza della risposta del sindaco Virginio Merola ai suoi contestatori, fuori della Giunta e del partito (ma anche all’interno, per la verità). Inoltre, il finanziamento alle scuole paritarie non è più una concessione generosa del Principe rosso, ma è legittimato dalle legge 62/2000, che riconosce loro un ruolo preciso, cioè una funzione pubblica. Un ruolo che non può essere disconosciuto se non a prezzo di farsi carco di una discriminazione.



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COMMENTI
21/04/2013 - commento (francesco taddei)

le scuole paritarie necessitano comunque di una retta che non tutti sono in grado di pagare. quindi l'istruzione non è accessibile a tutti. nel 2013!