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SCUOLA/ Zamagni: il referendum antiparitarie di Bologna è un "test" per Bersani & c.

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«Oneri» deriva dal latino e vuol dire peso, gravame. Ovvero: non si possono chiedere risorse all’ente pubblico gravandolo; ma nel caso di specie è vero esattamente il contrario: il Comune di Bologna eroga annualmente alle scuole materne e paritarie un milione di euro, ricevendo dalle stesse un contributo in termini di posti per l’infanzia pari a sei milioni. Siamo di fronte a un caso plateale in cui è la società civile che finanzia l’ente pubblico e non il contrario.

Siamo sicuri che «senza oneri per lo Stato» non volesse dire che lo Stato non deve metterci una lira?
Spesso si dimentica di leggere la relazione di accompagnamento a quell’articolo, firmata da Corbino, Labriola e Mortati. La loro interpretazione è quella che ho ricordato poc’anzi. La Costituzione non dice senza pagamenti, ma senza oneri: Se il comune paga un milione e riceve un beneficio di 6 milioni è chiaro che non c’è l’onere.

Ma le scuole paritarie convenzionate sono scuole pubbliche?
È l’altro equivoco dei referendari: hanno basato la loro opera di convincimento sull’equazione «pubblico» uguale «statale» e questo è grave, perché denuncia una grave carenza culturale. Scuola pubblica vuol dire scuola aperta a tutti, che non fa discriminazioni di credo e che applica precisi standard di qualità su insegnanti, ambienti, eccetera. Ora, chi fece la legge 62/2000 fu Luigi Berlinguer, che non credo si possa sospettare di filo-cattolicesimo… In quella legge c’è scritto che il sistema pubblico possiede tre pilastri: statale, comunale e paritario; dire oggi che le scuole paritarie sono private e pertanto esterne al sistema pubblico è il massimo dell’indecenza logica.

Siamo sicuri che la Convenzione sia lo strumento più opportuno? C’è chi avanza forti obiezioni che un finanziamento possa avvenire con queste modalità.
Ma la convenzione ha la natura giuridica del contratto. Il Comune non è obbligato a firmare le convenzioni: se, alla pari di qualsiasi altro soggetto, fa un contratto con le scuole paritarie, a meno di assumere che sia formato da persone incompetenti, è ovvio che sa di non rimetterci, anzi se lo fa è perché ne trae vantaggio.

A sentire il suo discorso, vien da pensare che i referendari siano contro la scuola pubblica.
Bravo. È esattamente qui che volevo arrivare. Quello dei referendari è un caso lampante di eterogenesi dei fini: dicono di voler sostenere la scuola pubblica mentre invece le scavano la fossa. Tutti sanno − anche i referendari − che le risorse statali a favore delle scuole materne, e non solo, sono destinate a diminuire. Proprio per questo, cosa fa il saggio amministratore in questi casi? Cerca di siglare delle alleanze strategiche con altri soggetti della società civile per accumulare una quantità maggiore di risorse. Supponiamo che vincano i referendari e che a seguito della vittoria il Comune tolga le convenzioni alle paritarie. Le scuole paritarie dovranno aumentare le rette, non avendo più il contributo pari a 600 euro annui per bambino.

Con quali conseguenze?



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COMMENTI
03/04/2013 - Se un economista si trasforma in giurista... (Franco Labella)

Il prof. Zamagni, illustre economista, prova a compiere una incursione sul piano giuridico. Ora a parte che citare Mortati e Corbino dimenticando Badini Confalonieri e Codignola non sembra molto corretto sul piano scientifico, forse l'economista Zamagni dovrebbe fare uno sforzo in direzione di un approccio ragionevole sotto il profilo giuridico. L'approccio ragionevole è quello di una modifica costituzionale all'art. 33. Col ricorso, magari, al referendum confermativo. Sempre che Zamagni non veda come il fumo negli occhi l'istituto referendario. E' questa esattamente l'impressione che si ricava dall'intervista. Ma per essere un giurista dell'ultima ora forse Zamagni dovrebbe essere meno definitivo nei suoi giudizi. Perché almeno sull'art. 1 della Costituzione non pare ci possano essere interpretazioni divergenti...