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SCUOLA/ Zamagni: il referendum antiparitarie di Bologna è un "test" per Bersani & c.

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Ne deriva che aumentando le rette, le paritarie andranno a beneficiare i figli delle famiglie abbienti, con reddito medio-alto e alto. I referendari sono contro le famiglie a basso reddito, perché, non consentendo alle paritarie di ottenere risorse aggiuntive, di fatto vogliono una polarizzazione tra i due modelli di scuola: l’ente comunale, per garantire la materna a tutti i bambini entro il tetto delle risorse disponibili dovrebbe abbassare la qualità, col risultato di deprimere ulteriormente la scuola statale e comunale. Mentre la scuola pubblica diventerebbe una scuola per i poveri, la scuola privata sarebbe per i ricchi e tra le due ci sarebbe un abisso.

Secondo lei come si spiega un pregiudizio ideologico ancora così forte da impedire di vedere che le paritarie offrono un servizio pubblico?
Ci sono a Bologna 27 scuole partiarie, 25 sono di matrice cattolica e due non cattoliche. Se fosse vero il viceversa non ci sarebbe stato il referendum. La motivazione ideologica è dunque ispirata ad un laicismo che si sperava fosse scomparso e che invece continua a scorrere come un fiume carsico.  In un recente dibattito, un referendario ha detto che la scuola di don Milani «a noi sarebbe andata bene». Mi è bastato fargli notare che se ci fosse stata la legge 62, quella di don Milani sarebbe stata una scuola paritaria… È evidente che si tratta di persone malate di ideologismo.

Settimana scorsa il segretario Raffaele Donini ha esortato cittadini e militanti a votare B, in difesa cioè del sistema integrato. Questa vicenda del referendum, a prescidere dal risultato che avremo, che cosa insegna ad una forza di governo così perspicace e accorta come il Pd?
La direzione provinciale del Pd bolognese ha preso una decisione storica: è prevalso il buon senso e sono venuto sulle nostre posizioni. Fino a pochi giorni fa il Pd non aveva voluto prendere una posizione, e dire che il referendum è stato indetto nel novembre scorso. Sono le due anime di lotta e di governo. Quando nel Pd prevalgono gli uomini che hanno a cuore il bene comune, le ideologie scompaiono. Quando invece al suo interno hanno la meglio coloro che propendono per il cosiddetto partito di lotta, allora prevale l’ideologia. Il vero nemico dell’ideologia è il bene comune: se io mi pongo di fronte ai bisogni della gente, ai desideri delle persone, ciò che conta è sempre la soluzione migliore.

Questo referendum avrà valore nazionale?
Sì. Se dovesse passare la linea dei referendari − ma non accadrà −, è evidente che il passo successivo sarebbe lo smantellamento del welfare. Sarebbe l’inizio di un piano inclinato, un salto all’indietro di 30 anni proprio in quelle amministrazioni nelle quali, a parte il colore politico, il modello di welfare è sempre stato, relativamente parlando, pluralista.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
03/04/2013 - Se un economista si trasforma in giurista... (Franco Labella)

Il prof. Zamagni, illustre economista, prova a compiere una incursione sul piano giuridico. Ora a parte che citare Mortati e Corbino dimenticando Badini Confalonieri e Codignola non sembra molto corretto sul piano scientifico, forse l'economista Zamagni dovrebbe fare uno sforzo in direzione di un approccio ragionevole sotto il profilo giuridico. L'approccio ragionevole è quello di una modifica costituzionale all'art. 33. Col ricorso, magari, al referendum confermativo. Sempre che Zamagni non veda come il fumo negli occhi l'istituto referendario. E' questa esattamente l'impressione che si ricava dall'intervista. Ma per essere un giurista dell'ultima ora forse Zamagni dovrebbe essere meno definitivo nei suoi giudizi. Perché almeno sull'art. 1 della Costituzione non pare ci possano essere interpretazioni divergenti...