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SCUOLA/ Zamagni: il referendum antiparitarie di Bologna è un "test" per Bersani & c.

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Da una parte i referendari, quelli di Nuovo comitato articolo 33, che hanno dalla loro Sel e Movimento 5 Stelle; dall’altra i difensori del sistema integrato: la Curia, le associazioni delle scuole libere, il Pdl e - da ultimo - anche il Pd. Il 26 maggio infatti i bolognesi saranno chiamati a votare un referendum consultivo che chiede agli elettori come utilizzare «le risorse finanziarie comunali, che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata», se destinandole alle scuole comunali e statali, oppure per le scuole paritarie.

I referendari premono perché siano revocate tutte le convenzioni. Sarebbe l’addio ad un sistema sperimentato con successo fin dal 1995, quando l’allora neopresidente della Regione, Pier Luigi Bersani (Pds), mise mano all’attuazione della legge regionale 52/1995 sul diritto allo studio. All’epoca già molti comuni stipulavano convenzioni con il sistema privato, permettendogli di sostenere le spese per il mantenimento di moltissime scuole per l’infanzia. Dal canto loro le scuole private dovevano accettare standard strutturali conformi al resto dell’offerta pubblica su alcuni criteri fondamentali (rette, accesso con disabilità, formazione docenti, valutazione di processo). 

Non è la prima volta che il sistema integrato bolognese finisce nel mirino: gia tre ricorsi sono stati intentati, negli ultimi 20 anni, per sancire “l’incostituzionalità delle norme regionali e dei contributi dati in convenzione”, ma tutte le volte la Corte costituzionale ha dato torto ai proponenti. Ora la sinistra conservatrice ci riprova. «Ma non avrà successo», dice a ilsussidario.net l’economista Stefano Zamagni, primo firmatario del Manifesto a favore del sistema pubblico integrato bolognese della scuola dell’infanzia.

Professore, qual è la posta in gioco?
L’occasione è locale, ma la posta in gioco è evidentemente nazionale. Si vuole di fatto espungere dalla Costituzione l’articolo 118, laddove viene introdotto nel nostro ordinamento il principio di sussidiarietà. Infatti vi si dice che Stato, Regioni, Città metropolitane, Province, Comuni «favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale». Non dice: devono tollerare o riconoscere, ma: favorire. E «favorire» ha un significato molto preciso per chi se ne intende di questioni economiche.

Quindi?
Non si vuole in generale riconoscere, anche al di fuori dell’ambito bolognese, al principio di sussidiarietà questa valenza. Ad alcuni gruppi la sussidiarietà comincia a dare fastidio.

I referendari invocano l’articolo 33 della Costituzione, dove si parla di soggetti che possono istituire scuole ma «senza oneri per lo Stato».
Appunto: si parla di istituire, e non di gestire una realtà già esistente, come a Bologna, dove nessuno ha mai chiesto al Comune finanziamenti per creare nuove scuole materne; l’amministrazione deve però consentire alle scuole materne di realizzare il principio di libertà di scelta da parte dei genitori.

Non è la prima volta che il «senza oneri per lo Stato» è oggetto di forti discussioni. Lei come lo spiega?



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COMMENTI
03/04/2013 - Se un economista si trasforma in giurista... (Franco Labella)

Il prof. Zamagni, illustre economista, prova a compiere una incursione sul piano giuridico. Ora a parte che citare Mortati e Corbino dimenticando Badini Confalonieri e Codignola non sembra molto corretto sul piano scientifico, forse l'economista Zamagni dovrebbe fare uno sforzo in direzione di un approccio ragionevole sotto il profilo giuridico. L'approccio ragionevole è quello di una modifica costituzionale all'art. 33. Col ricorso, magari, al referendum confermativo. Sempre che Zamagni non veda come il fumo negli occhi l'istituto referendario. E' questa esattamente l'impressione che si ricava dall'intervista. Ma per essere un giurista dell'ultima ora forse Zamagni dovrebbe essere meno definitivo nei suoi giudizi. Perché almeno sull'art. 1 della Costituzione non pare ci possano essere interpretazioni divergenti...