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SCUOLA/ Parità, a Bologna c'è un pensiero che confonde la giustizia con l'egemonia

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Il referendum consultivo, quindi senza obbligo di quorum ai fini della validità ma ad alto riscontro politico anche su scala nazionale, promosso dal Comitato Articolo 33 e sostenuto da Fiom-Cgil, Sel, Movimento 5 Stelle, Verdi, Idv, Rifondazione comunista ed altri e previsto per il 26 maggio a Bologna allo scopo di abolire il finanziamento alle scuole materne paritarie, assume ogni giorno di più i connotati di un'iniziativa strumentale e anacronistica nella sua natura e fuorviante nella formulazione dei quesiti presentati, perché figlia di una cultura e di un'ideologia dell'800 sconfitta e superata dalla storia.

Le ragioni del referendum, che negano in radice la peculiarità e la virtuosità del sistema scolastico pubblico in atto da quasi vent'anni a Bologna, nascono da un concetto di malintesa laicità che nega il pluralismo e annulla le identità e di una falsa equivalenza che vede il servizio pubblico necessariamente appannaggio dell'offerta statale.

Il sistema delle convenzioni a Bologna è operante dal 1994, e prevede un assetto in termini di offerta educativa, unitario e pubblico di scuole dell'infanzia composto tanto dalle scuole statali e comunali quanto da quelle paritarie gestite da enti no profit, la cui proficua collaborazione ha innalzato il grado di qualità ed equità per tutti i bambini e le loro famiglie. Questa esperienza risulta essere peraltro un'applicazione significativa del principio di sussidiarietà riconosciuto all'articolo 118 della Costituzione. La collaborazione fattiva e proficua tra questi diversi attori e la pluralità dell'offerta ha assicurato qualità del servizio ed equità per tutti i bambini frequentanti le scuole dell'infanzia e le loro famiglie. Il sistema integrato è un dato normativo riconosciuto sia dalla legislazione regionale che da quella statale, che attraverso la legge 62/2000 (cosiddetta legge Berlinguer) ha riconosciuto il sistema nazionale d'istruzione costituito tanto dalle scuole statali quanto da quelle paritarie, qualificando il servizio d'istruzione erogato anche da quest'ultime quale servizio pubblico a tutti gli effetti.

Il sistema bolognese può favorire lo sviluppo di un welfare integrato che sappia rispondere alle sfide attuali in termini di risposte alle sempre crescenti e differenti esigenze dei cittadini in senso universalistico. 

Alla base di questa scelta c’è anche una valutazione sia di sostenibilità che di convenienza economica per le finanze comunali, oltreché di capacità di rispondere alla domanda delle famiglie, in quanto con le risorse oggi destinate alle scuole dell’infanzia paritarie (1 milione di euro all’anno) il Comune da solo potrebbe garantire, nelle scuole che gestisce direttamente, meno del 10% del numero di posti convenzionati (145 posti) dato che il costo per bambino nelle scuole comunali è di 6.900 euro all’anno, contro i 1.736 posti assicurati dalle paritarie convenzionate attualmente.



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