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SCUOLA/ I licei e la trappola dell’"ambiente (umano) migliore"

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Non aiutano le singole scuole, inclini a coprire pudicamente le difficoltà sotto un diluvio di ampliamenti dell’offerta formativa (verificare quanti di questi “ampliamenti” sono “in più” e non “al posto di”). Non aiutano dirigenti troppo preoccupati di far sapere ai giornali come veglino insonni sulla composizione dei consigli di classe onde evitare che vi si accumulino insegnanti pericolosamente severi.

Un’altra cosa non aiuta. La convinzione diffusa che, sotto il profilo della correttezza e della civiltà dei comportamenti, l’ambiente dei licei sia migliore. È chiaro che si tratta di un luogo comune, tuttavia non si può negare che su questo punto sia naturale, anzi doveroso, che il genitore cerchi rassicurazioni. Tanto è vero che là dove queste ci sono, là dove un istituto dà prova di avere costruito un ambiente convincente sotto il profilo educativo, al quale insomma si possano affidare con ragionevole tranquillità anche adolescenti non a prova di bomba nella scelta dei modelli e delle amicizie, generalmente le iscrizioni gli rendono giustizia, anche indipendentemente da considerazioni più specificamente legate al corso di studi. 

Il che conforta, ma solo a metà. Ci si domanda infatti che cosa si aspetti a dotare gli istituti tecnici e professionali di tutte le risorse di cui hanno bisogno (certamente maggiori di quelle che servono ai licei) per far fronte, oltre che a compiti istituzionali assai complessi, a quelli legati alla complessità sociale dell’utenza. Così da svolgere davvero i loro compiti nei confronti dell’utenza “difficile” e da non essere più “di seconda scelta” per nessuno.

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COMMENTI
22/04/2013 - Un problema non definito (enrico maranzana)

E’ condivisibile l’affermazione: “Sui motivi per cui la scuola media inferiore fatichi tanto ad orientare in senso pieno .. non bastano certo poche battute” ma, se questo nodo non viene sciolto, ogni sviluppo perde consistenza. Il discorso non avrebbe dovuto trascurare le Indicazioni nazionali per la scuola di base del marzo 2013, sarebbe stato essenziale valutare la loro congruenza con la progettazione dei processi d’apprendimento. Rimando in rete a “Quale voto MERITA il lavoro del ministro Profumo” per constatare la distanza esistente tra le problematiche educative e formative e l’assetto proposto dal ministero che, nonostante il riferimento all’insegnamento per competenze, s’ispira al modello universitario. Emblematico il fatto che di questo nessuno parli.